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Premio Turoldo 2008 - 6° edizione
Enea Roversi

Dove i fiumi
Dove i fiumi raccolgono la schiuma
Non c’è spazio per la favola
Si ricoprono di pelle nera
I fili d’erba, prossimi al contagio
E le pietre, bagnate e scavate
Sono fiamme di vetro opaco
Piccoli pianeti di intermittenza
Calamitati al fondo dalla corrente
Approdo per le zampe di fango
Degli uccelli marini perduti
Oltre le rive si catapulta l’aria
Fredda di gesso e calda di menzogna
Si arrotola lungo i tronchi dipinti
Scaglia schegge di rosa appassita
Sui davanzali senza più memoria
Null’altro rimane alle radici
Che il marciapiede da sventrare
Con armonica distruzione
Anima nera e linfa dolce
Mescolate tra foglie e liquami
Resta a guardare, caldo e attonito
L’immutabile immobile astro
Che sfalda i pensieri estivi
E arroventa le pietraie
Scioglie i carri di ghiaccio
E ammutolisce la tempesta
Solitario, si riparerà altrove
Con il suo mantello rosso
Un letto di schiuma lo accoglierà
Per dormire un nuovo eterno sonno.
Corridoio
Scruto da dietro la porta, socchiusa.
Individuo lo sguardo di mio padre
riversarsi obliquo, dal letto bianco
ed uscire implorante dalla stanza.
Quello sguardo mi lambisce,
sfiora i miei vestiti,
tocca il mio corpo,
mi penetra inesorabilmente.
Sono nel corridoio, presenza inerme
con gli occhi lucidi e spenti
non so più che cosa è vero
se mai esiste la verità.
Cammino avanti e indietro
vulnerabile e goffo
fiaccato nei sentimenti
labile nei pensieri.
Sta tutto in questo spazio
il senso di ciò che siamo
ridicole, mutevoli ombre
mosse da sincronie casuali.
Dietro la porta, la stanza respira
calda di lattiginoso bagliore.
Un guscio fragile, crepato di speranze
la racchiude ogni notte, fino al mattino.
Perle
Le perle scivolate sul pavimento
con smaccata impudenza
ed intrise nel sangue
a soffocare tristemente
altro non sono che prove,
piccole ineluttabili prove
delle nostre sconfitte.
Macchie di sole obnubilato
fetore di anime perse
intermittenze di luci
pronte a svaporarsi
sulla piatta superficie
tra lo scarlatto ed il cremisi.
Lasciate perdere le scuse
non servono a nulla, ormai.
Il filo si spezza, nella sua
agonizzante sottigliezza
senza opporre grida.
Il luccicare fievole della perla
ci inchioda tutti al muro,
umido di spietata trasparenza.
Enea Roversi vive e lavora a Bologna
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