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Ivano Sallusti
SIGNORA SOLITUDINE
Piazza affollata brusio di gente fermata d’autobus traffico cittadino sguardo triste di un bambino
eppure ti sento, folata di vento
barbone alla stazione cane randagio cammino adagio argine del fiume scritte sui muri, amori persi e amori ritrovati
eppure ti sento, folata di vento
ti concedesti una notte d’estate
profilo di monti luci lontane cielo stellato dalle lucciole incantato
eppure ti sento, folata di vento
rumore di foglie luna piena volo di pipistrello sorso di vino filo di fumo
eppure ti sento, folata di vento
risveglio al mattino canto di gallo bocca impastata aria leggera sogno svanito
eppure ti sento, folata di vento
campane a morto giorno di lutto pianto interrotto fiore reciso odore di terra
eppure ti sento, folata di vento.
BAMBINI A KABUL
Sguardi fieri da storie millenarie di antichi guerrieri tra le macerie in branchi senza poter essere mai stanchi. Orfani di padri e di futuro figli di donne fantasma ammantate d’azzurro vedove di guerra senza onore per il loro dolore. Effetti collaterali o vittime sacrificali nel vento rincorrono un aquilone come ogni bimbo la stessa emozione. Noi d’occidente potremmo far molto se solo decidessimo di non far più niente!
Zazzà mio padre
Ogni mattino di più lo specchio mi parla di te mi ricorda un fisico robusto e villoso una faccia umile e bonaria mi ricorda le smorfie le parole strambe per noi piccoli irrequieti mi ricorda birra e gazzosa montagne di pasta al pomodoro mi ricorda una seicento bianca interni in similpelle e radiatore in ebollizione mi ricorda la tua sopportazione non t’arrabbiavi mai a volte facevi finta.. te lo chiedeva tua moglie non capivo, adolescente riottoso, perché eri così stranamente troppo buono ora lo so ora lo capisco hai provato su la tua pelle l’apice della cattiveria umana hai subito umiliazioni e privazioni peggiori della morte hai conosciuto l’interruzione della vita senza morire a vent’anni ti trasferirono dal paesino abruzzese a Dachau passando per la prima linea del fronte greco-albanese ora lo so Zazzà perché quando è arrivato il momento di andar via lo hai fatto in silenzio.. con esperienza lo avevi già provato.
Ivano Sallusti è impiegato e vive a Roma
Non mi piace questa poesia così ingrossata. Non emoziona, non eleva lo spirito, anche se non è solo descrittiva. G. Verde
" Signora solitudine" soffoca, stride e smarrita senti la mente in un vortice di folate di vento,di dolorose visioni,e di strazianti ricordi. " Zazzà" è un padre gigante da ricordare, esempio di vita inimitabile.Versi che rimbombano come rintocchi di campana nella prima composizione,lenti e affabulatori i secondi. In "Bambini a Kabul," tema molto sentito, ma ,a mio modesto parere, espresso in stentata rima. Complimenti e auguri. Giacomo
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