Premio Turoldo - 6° edizione

            Ivano Sallusti

                    


 

 

SIGNORA SOLITUDINE

 

Piazza affollata

brusio di gente

fermata d’autobus

traffico cittadino

sguardo triste di un bambino

 

eppure ti sento, folata di vento

 

barbone alla stazione

cane randagio

cammino adagio

argine del fiume

scritte sui muri, amori persi e amori ritrovati

 

eppure ti sento, folata di vento

 

ti concedesti una notte d’estate

 

profilo di monti

luci lontane

cielo stellato

dalle lucciole incantato

 

eppure ti sento, folata di vento

 

rumore di foglie

luna piena

volo di pipistrello

sorso di vino

filo di fumo

 

eppure ti sento, folata di vento

 

risveglio al mattino

canto di gallo

bocca impastata

aria leggera

sogno svanito

 

eppure ti sento, folata di vento

 

campane a morto

giorno di lutto

pianto interrotto

fiore reciso

odore di terra

 

eppure ti sento, folata di vento.

  

 

 

BAMBINI A KABUL

 

Sguardi fieri

da storie millenarie di antichi guerrieri

tra le macerie in branchi

senza poter essere mai stanchi.

Orfani di padri e di futuro

figli di donne fantasma

ammantate d’azzurro

vedove di guerra

senza onore

per il loro dolore.

Effetti collaterali

o vittime sacrificali

nel vento rincorrono un aquilone

come ogni bimbo

la stessa emozione.

Noi d’occidente

potremmo far molto

se solo decidessimo

di non far più niente!

 

 

 

Zazzà mio padre

 

Ogni mattino di più

lo specchio mi parla di te

mi ricorda un fisico robusto e villoso

una faccia umile e bonaria

mi ricorda le smorfie 

le parole strambe

per noi piccoli irrequieti

mi ricorda birra e gazzosa

montagne di pasta al pomodoro

mi ricorda una seicento bianca

interni in similpelle e radiatore in ebollizione

mi ricorda la tua sopportazione

non t’arrabbiavi mai

a volte facevi finta.. te lo chiedeva tua moglie

non capivo, adolescente riottoso, perché

eri così stranamente troppo buono

ora lo so

ora lo capisco

hai provato su la tua pelle

l’apice della cattiveria umana

hai subito umiliazioni e privazioni

peggiori della morte

hai conosciuto l’interruzione della vita senza morire

a vent’anni ti trasferirono dal paesino abruzzese a Dachau

passando per la prima linea del fronte greco-albanese

ora lo so Zazzà

perché quando è arrivato il momento di andar via

lo hai fatto in silenzio.. con esperienza

lo avevi già provato.

 

 


 Ivano Sallusti è impiegato e vive a Roma

 

Commenti

Non mi piace questa poesia così ingrossata. Non emoziona, non eleva lo spirito, anche se non è solo descrittiva. G. Verde

 

" Signora solitudine" soffoca, stride e smarrita senti la mente in un vortice di folate di vento,di dolorose visioni,e di strazianti ricordi. " Zazzà" è un padre gigante da ricordare, esempio di vita inimitabile.Versi che rimbombano come rintocchi di campana nella prima composizione,lenti e affabulatori i secondi. In "Bambini a Kabul," tema molto sentito, ma ,a mio modesto parere, espresso in stentata rima. Complimenti e auguri. Giacomo