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Premio Turoldo 2008 - 6° edizione
Rosa Salvia

TRE
POESIE
Spira il vento
Spira il vento e non dà frescura –
si rannicchia una gatta
fino a diventare sasso,
le piante si mutano
in molluschi,
l’arenaria si sbriciola,
un gabbiano morde il fumo coll’ala
e s’inabissa,
una biscia strisciante lecca l’acqua.
La redenzione fa un strada impervia –
curva incede una madre
col bambino al petto.
Soffio corrotto, rinnova la luce,
sì che accolga il bimbo in un raggio
e lo accarezzi.
***
Amo le aquile
Amo le
aquile
sole
in quel volo a spirale
cui s’affida l’ingegno.
Odio le cicale
che stridono insieme
sulle mie notti insonni che non amo né odio.
Penso alle mura edificate dai Padri
e distrutte.
So del vascello affondato da anni,
un naufragio da poco, il naufragio del mucchio.
Veglio su Roma
caput mundi
ornata d’una gòrgone crocifissa al timone.
Quant'è bella!
Incrocio i tuoi occhi
in cui ardono le rose sfogliate
dei minuti che furono.
Desidero abbandonare ogni cosa
e passare a un’altra stella,
un’ultima stella.
Chiedo che mi si lasci una penna,
un quaderno, un Maestro,
Il maestro e Margherita, anche lei,
certamente,
e… il mio sogno
un pochetto incostante
e preziosetto.
***
La luna autunnale
La luna autunnale
sembra ancora rotonda.
Gatti gialli di fosforo
gironzolano
con quei miagolii sospesi
agli umori del sonno ove
ogni cosa è più forte dell’uomo.
Passeggia la mia ombra
sopra i muri imbronciati,
si posa,
come una testina di girasole
che aspetta il bianco dell’alba.
I miei occhi guardano
la tenda del cielo
che sembra dividermi dal mondo
Polifonia dell’eterno pieno
che io da bambina ascoltavo
sognando non so cosa,
qualcosa che non accadeva,
qualcosa che non accade
sulla pietra della
pazienza:
la nottola di Minerva
che schiuda le ali al
volo
nella cala ove tace la luce.
Rosa Salvia, lucana, insegna filosofia e
storia da vent'anni in un liceo di Roma
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