Premio Turoldo 2009 - 8° edizione

           Sebastiano Aglieco

                    


 

Via degli orti 11, è la via della casa di Angelo Iannuso e Antonina Giusto, a Siracusa, in cui nel 1953 si verificò la lacrimazione di un quadretto di gesso raffigurante il cuore immacolato di Maria. La casa è, ancora oggi, luogo di pellegrinaggio. Dopo l’evento fu costruito a Siracusa il santuario della madonnina delle lacrime. Il testo immagina un pellegrinaggio del poeta in questi luoghi e una sublimazione della figura della madre, recentemente scomparsa.

 

 

VIA DEGLI ORTI, 11

tre canti per la madonnina delle lacrime

 

1

 

Guardami, signora dei viandanti, dal

gradino della nostra notte buia!

Ho tanto camminato nella notte di

questo tempo, sconosciuto a me stesso

portando la mano al petto e

genuflesso per consolazione.

Le ho fermate tutte le parole

il peso che mi stringe le ginocchia

gli alberi posati e respirati

con l’animo leggero dei bambini.

 

Io ho questo soltanto: questo

peso che schiuma nella gola

la mano col seme degli alberi                                              Foto: Archivio di Poiein

i fiumi che si stringono al mio tempo.

Io ho questi pochi passi che non temo

la pelle fustigata oltre la vittoria

la piccola vittoria dei tiranni.

 

A moltitudini giungo a te

e mostro il fango nelle scarpe

piccole rese delle bocche

qui, a distanza di anni

senza onore e senza timore

il fiato genuflesso della piccola preda.

 

Ora del crepuscolo.

Fine della luce.

 

 

2

Si fermerà il vento

apparirà una madre, immobile

nelle giunture, con la veste bianca

della prima comunione

i capelli scomposti nelle sere

e dalla casa spunteranno gli alberi

le grandi mani storte dei viandanti.

 

Tu che sei in me, voce

tu che concentri il tempo

nella musica senza nostalgia

degli umiliati, ora vacilli

ora, mi sembra il canto

il grande spargimento di tutto il sangue.

 

E ti sento nella voce

voce che apre la bocca al tempo degli uomini

la spalanca nei dirupi, per redenzione.

 

Periremo tutti

saremo piccoli figli sotto il tuo

mantello, nel ventre, a moltitudini.

 

Questo ti riportiamo

nel tempo della resa e della pioggia

questo ti riconsegniamo:

i piccoli occhi dei bimbi

nel mattino, nella luce nascente.

 

Guarda, la barca si è fermata sulle

acque, il tuo nome è stato ancora pronunciato.

 

 

3

 

Madre, ora non sei più nel

piccolo letto di una stanza, non sei

il viso di lutto, la radiosa immagine del

dolore –  ora tu risorgi dalle acque

in cui ci parlavamo prima di morire

in cui, presagito, mi custodivi al mondo.

 

Alta è la stella sulle ceneri, verticale

nel canto che si mangia questo Nord

nel richiamo del nostro mare.

 

Giungi dall’acqua in movimento

che investe ogni cosa

circonda con le tue braccia monche

il santuario, liberaci dal lamento

delle nuvole sterili, dal pianto

inconsolato di tutti gli uomini.

 

Tu, nel passaggio, sarai la pellegrina

coi piedi scalzi, la madre che

ha custodito tutte le privazioni

vedi come le parole si fanno chiare

come rinunciano al vestito della festa

si vestono delle ortiche, della

povera luce dei tuoi occhi.

 

Forse per questo pagherò.

Per la chiarezza.

 

Ma tu, madre

in ogni casa appari

squarcia questo velo che ci divide

mostraci il passaggio per essere gli

altri che aspettiamo.

Prenditi tutte le mie parole, la poesia

atterrami, nella custodia del

giorno luminoso, nelle ali spiegate degli

uccelli che non partono più

non muoiono più.

 

Resta alta nei fondali, madre

ora sei il volto che nulla assolve

sei la vertigine prima del precipizio

l’odore del mare che porta le barche al macello.

Essere il mondo nei suoi cancelli

essere il fiore che non si conosce

che vibra, nel silenzio della sua resa

e appassisce nel ventre

e asseta le bocche nel ricordo del mattino

e desidera la piccola ferita che ci sveglia alla vita.

 


 

            

Commenti  Contatta Erga Omnes

 

C'è cuore, testa e un'atmosfera di commossa e trattenuta partecipazione . Poesia, dunque.

Complimenti.  liliana

 

pacata, commovente e intessuta con grande maestria.  un caro saluto a sebastiano  roberto cogo