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Premio Turoldo 2009 - 8° edizione Sebastiano Aglieco
VIA DEGLI ORTI, 11 tre canti per la madonnina delle lacrime
1
Guardami, signora dei viandanti, dal
gradino della nostra notte buia! questo tempo, sconosciuto a me stesso portando la mano al petto e genuflesso per consolazione. Le ho fermate tutte le parole con l’animo leggero dei bambini.
Io ho questo soltanto: questo peso che schiuma nella gola la mano col seme degli alberi Foto: Archivio di Poiein i fiumi che si stringono al mio tempo. Io ho questi pochi passi che non temo la pelle fustigata oltre la vittoria la piccola vittoria dei tiranni.
A moltitudini giungo a te e mostro il fango nelle scarpe piccole rese delle bocche qui, a distanza di anni senza onore e senza timore il fiato genuflesso della piccola preda.
Ora del crepuscolo. Fine della luce.
2Si fermerà il vento apparirà una madre, immobile nelle giunture, con la veste bianca della prima comunione i capelli scomposti nelle sere e dalla casa spunteranno gli alberi le grandi mani storte dei viandanti.
Tu che sei in me, voce tu che concentri il tempo nella musica senza nostalgia degli umiliati, ora vacilli ora, mi sembra il canto il grande spargimento di tutto il sangue.
E ti sento nella voce voce che apre la bocca al tempo degli uomini la spalanca nei dirupi, per redenzione.
Periremo tutti saremo piccoli figli sotto il tuo mantello, nel ventre, a moltitudini.
Questo ti riportiamo nel tempo della resa e della pioggia questo ti riconsegniamo: i piccoli occhi dei bimbi nel mattino, nella luce nascente.
Guarda, la barca si è fermata sulle acque, il tuo nome è stato ancora pronunciato.
3
Madre, ora non sei più nel il viso di lutto, la radiosa immagine del dolore – ora tu risorgi dalle acque in cui ci parlavamo prima di morire in cui, presagito, mi custodivi al mondo.
Alta è la stella sulle ceneri, verticale nel canto che si mangia questo Nord nel richiamo del nostro mare.
Giungi dall’acqua in movimento che investe ogni cosa circonda con le tue braccia monche il santuario, liberaci dal lamento delle nuvole sterili, dal pianto inconsolato di tutti gli uomini.
Tu, nel passaggio, sarai la pellegrina coi piedi scalzi, la madre che ha custodito tutte le privazioni vedi come le parole si fanno chiare come rinunciano al vestito della festa si vestono delle ortiche, della povera luce dei tuoi occhi.
Forse per questo pagherò. Per la chiarezza.
Ma tu, madre in ogni casa appari squarcia questo velo che ci divide mostraci il passaggio per essere gli altri che aspettiamo. Prenditi tutte le mie parole, la poesia atterrami, nella custodia del giorno luminoso, nelle ali spiegate degli uccelli che non partono più non muoiono più.
Resta alta nei fondali, madre ora sei il volto che nulla assolve sei la vertigine prima del precipizio l’odore del mare che porta le barche al macello. Essere il mondo nei suoi cancelli essere il fiore che non si conosce che vibra, nel silenzio della sua resa e appassisce nel ventre e asseta le bocche nel ricordo del mattino e desidera la piccola ferita che ci sveglia alla vita.
C'è cuore, testa e un'atmosfera di commossa e trattenuta partecipazione . Poesia, dunque. Complimenti. liliana
pacata, commovente e intessuta con grande maestria. un caro saluto a sebastiano roberto cogo
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