Premio Turoldo 2009 - 8° edizione

           Roberto Agostini

                    


 

 

 

 

Il sasso contro il concorso (tripletta)

 

I.

Le poesie non servono a nulla,

i poeti nulla,

le parole.

 

Alza il sasso della mattina,

lui ha morto il piede,

lei è goffa.

 

Il letto è rugiada, illuso.

Magari un fiume, illusi.

Alza e spacca.

 

 

II.

Ah sì, non è poetica, roboante, filosofica?

Spartisco la giacca in quadri e quadretti,

per non dimenticare.

 

Osserva il passero, il passo, il passeggero,

le loro ignoranze,

festeggiano.

 

Con un vino, con un pane,

con un bugiardo,

sui balconi. Ah sì, non scrivo.

 

 

III.

Ascolta, le percussioni fra i capelli,

i tuoi rammendi, dove arriva il battito,

il nodo del cuore in inverno.

Io ero un ladro, non lo sapevo,

se non prendere e ascoltare fosse

stato così mortale, così rotto il vetro,

così la misura,

così l’educazione.

 

Ora riascolto, Achab ignorante, collegato

all’origine di brine, scoppi perché i boschi

sono in tumulto, auricolare subbuglio.

Io sono zero, il rampicante, complesso,

se non indugiare fosse così scolpito,

ormai,

banco.

 

E davanzale, e lima, e forchette di legno,

per il provinciale, in visita mostruosa.

 

 


 

            

Commenti  Contatta Erga Omnes

 

Una critica interessante se è questa la chiave di lettura, di certo non unica, che viene dai testi di un poeta bravo, da quel poco che lascia trapelare. Un duplice comportarsi: da una parte la voglia di gareggiare, sprezzante. Dall'altra la paura di farlo, un senso di inadeguatezza. Un violenza non gratuita, come un sasso lanciato contro la vetrina di una pasticceria. Dopotutto in questo concorso sono tantissime le leccornie in esposizione. E la poesia è un'erba amara invece? Sarà lui, per se stesso, a dare una responsabilità a questo gesto, che comunque mi piace. Una sortita, una rapina. Una concezione alta della poesia, mi sembra: c'è il rischio quasi di esserne schiacciati. Consiglierei di scrivere, scrivere, scrivere, preoccupandosi di meno, amando anche la mediocrità di questo mondo fatto di concorsi, di editoria selvaggia.Se crediamo di poterlo cambiare, dobbiamo farlo. Perché il nostro è il mestiere degli angeli.  Giorgio Trevisan