Premio Turoldo 2009 - 8° edizione

           Lidia Are Caverni

                    


 

L'autrice sul Web

 

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Mail:       lidia.are.caverni[at]alice.it

 

 

                                                                                       

 

Nel tacito mio grembo voli di gabbiani

deponevano nidi albatros fuggitivi

dei mari del nord cercavano le profonde

insenature dell’anima gli inquieti fiordi

dove approdano pesci conchiglie ineguali

che non conoscono sabbie le piccole pagliuzze

dell’oro dei tramonti a cui abbarbicarsi

a sognare ma solo ghiaie che non lasciano

segno allo sciacquio del mare il sole si levava

in un’unica voce la notte ignara di stelle.

 

  

 ***

 

 

Lascio che la finestra respiri il buio

l’umido involucro che avvolge gli alberi

la profumata essenza del prato verde

celato dall’ombra custodisco il tepore

di cose amate la tenerezza che non si perde

come fossi vestale che al focolare appartiene

dal fuoco trae la vita.

 

 

 ***

 

 

Piangevano orsacchiotti lacrime

di dolcezza per le tenerezze date

nelle pagine svolte del tempo

c’ è sempre un ritorno colorato

di foglia gialla anime disseminate

nel cortile a reggere le luci dei ricordi

le fragili parvenze che pure vivono

da stringere al cuore perché non taccia

il sussulto l’impeto d’amore.

 

 


 

            

Commenti  Contatta Erga Omnes

 

Ho faticato un attimo nel trovare il giusto ritmo di lettura, diverso in ognuna delle tre poesie. Nella prima viene fuori un ritmo marino, sciabordante, tipico delle onde che di immagine in immagine si vincono e si avvincono le une alle altre. La seconda è "sacrale", rivelatrice di  luoghi interiori, del focolare che è dentro noi. La terza, elegiaca, si distende in una malinconica scena d'autunno, umida di freddo, con il solo cuore a reggere il filo della vita verso il futuro. Mi sono piaciute molto, nella loro diversità, nel loro dimesso stare sulla pagina e nell'immaginazione di chi legge. Come un segreto rivelato, di cui però nessuno parla. - Giorgio Trevisan