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Premio Turoldo 2009 - 8° edizione Roberto Baldissari
Buccia
Sono alberi sbattuti a terra dal vento sono crepe di rabbia sulla pacifica roccia sono martellate, sono calci è un anima grande in un corpo sottile sono tutti gli spasmi di chi vuole scappare è voglia di stare male è volere sapere e solo sapere che c’è la pace è bruciare le stelle per non avere strade sono case senza tetto, sono inutili muri sono piaghe, è dolore, è sangue è il tuo odore che nessuno vuol sentire è il mare che sa solo bagnarti, solo annegarti è il mare ancora che non sa dove portarti è il tempo che ti sbuccia ma non ti mangia sono stomaci che vomitano, occhi che scoppiano sono sputi, carezze e insulti sono lacrime che ti bruciano la pelle sono teste pesanti su deboli colli è la schiena che si piega sono le braccia che non sono ali.
Buco d’inferno
Mi vede giacere, questo grande occhio azzurro si sentirà attraversato da tutti questi passi senza meta? Troppe le direzioni che illumina troppe le scelte giuste insinuate nel dubbio abile inganno del tempo passato preso per mano da quel colore, che coprendo ciò che io ero, assisteva a un viaggio lungo un passo
poteva bagnarmi lo stesso colore evaporava su di una pelle insementa pronta a subire i colpi celesti di un sole, buco d’inferno lasciato lì in ricordo perenne di tutto quello che c’è fuori dalla nostra perfezione
sottilissime lame di fuoco erano il solo nutrimento di queste ossa schiave di pochi movimenti sostegno di muscoli vinti da una gravità instancabile mano matrigna che trattiene a se i suoi figli per renderli uniti in un comune vagare
il vento sono carezze di un cielo bonario padre gentile in ricerca di pecche da punire con tempeste con scrosci di rabbia umida e fresca unica coperta contro il calore.
Goccia
I miei occhi ti vedono Goccia Solo quando tocchi il suolo. Quando col tuo peso smuovi tutto quello che c’era prima. Amaro volo, che ti porta dall’isolamento altissimo ad un piccolo mare che io vedrò diventare fango.
La foto sorridente di Baldissarri crea un interessante contrasto con le sue poesie che al contrario sono dure e pungenti: questo insieme crea un senso di ironia e di profondo, saggio, distacco. Il linguaggio dell'autore è esatto nella direzione espressiva, forte nel leggersi, e mostra i segni di un assiduo lavoro sulla pagina. Un autore maturo e interessante che avrà il dovere di farsi conoscere. Ce n'è bisogno. Giorgio Trevisan
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