Premio Turoldo 2009 - 8° edizione

           Fabio Barbon

                    


 

 

 

 

 

Il punto

 

Sono un piccolo punto dimenticato

che ormeggia sul foglio il proprio passato

e nella scrittura con altri segni

do senso alla vita negli arcani disegni.

Sono un esile segno di poco spessore

all’inizio o alla fine d’un vissuto scritto,

e nel collocamento di tempo e spazio

del discorso cambio verità e dolore.

Il punto di vista è la mia opinione,

l’altrui appartiene ad una situazione

e nel foglio bianco più volte segnato

la vita è un gioco a punti predestinato.

Ma in quale punto e in quale foglio

ritrova identità la scrittura viaggiante

è un punto vitale con sopra l’uncino

dell’eterna domanda del tempo mutante.

 

 

 

Siamo

  

Siamo ali di farfalla

mosse dal vento

ma non conosciamo il volo.

Siamo gocce di mare

che pensano d’essere pioggia

e discendono dal cielo.

Siamo pensieri d’amore

che cercano unità

unendosi al cuore.

Siamo domande di divino

per risposte dentro.

 

 

  

Mia ricerca di Dio

 

Dio,

un’idea mi crea,

mi fa, m’annienta,

sono, ero, sarò,

esistenza,

per un pensiero datato,

il mio tempo,

ricerca d’Increato.

Il forse, il probabile,

oltre me,

l’ineluttabile,

la sequenza di ricerca,

la cifra, la lettera,

l’incommensurabile scienza.

E tutto in me si completa,

sparisce nel nulla,

scia di cometa,

il mio sentire,

d’uomo mortale,

il divino nascosto,

il soprannaturale,

ogni mio affetto,

ogni traccia,

ogni sospetto,

di fuga oltre il tempo,

il profeta che vive

l’universo, il cerchio,

il suo centro.

 


 

            

Commenti  Contatta Erga Omnes

 

Il punto tra geometria e minimalismo, interrogazione e affermazione. Mi ha ricordato la poetica di Palazzeschi e Rodari e, difatti, ho meglio apprezzato questa poesia usando un tono di lettura velatamente ironico. Della seconda invece non mi piace l’utilizzo della prima plurale, questo definire uno per tutti: un mio limite, una mia opinione di cui chiedo venia all’autore. La terza poesia è uno splendido “Itinerarium mentis in Deum” e si staglia sulle altre per musicalità e profondità di veduta. Molto bella, davvero, anche nel suo ritmo fluente. Un bravo poeta, Fabio Barbon, non c’è che dire. - Giorgio Trevisan