Premio Turoldo 2009 - 8° edizione

           Riccardo Baudino

                    


 

 

 

 

CATTEDRALI IN FIORE

  

Quanti bei sogni a valanghe sui quali

valeva la pena fumare al tavolo

o sedersi in piazza aspettando la luce

e lo spazio per vederla arrivare.

 

«Le chiese sconsacrate fioriranno».

«Le cattedrali sono in fiore». Frasi

per celebrare un’epoca e in un attimo

anni, trovandosi a dire «è vero:

 

tutto muore». Ma forse la città

trattiene ancora il tuo respiro, Marta,

per un tuo passo lento, che cammini

 

leggera, portandoti addosso il peso

e il profumo di aprile a settembre:

sogni a valanghe: cattedrali in fiore.

  

 

 

17 LUGLIO 1986

  

La mia nascita fu liquida: come

per gli altri scorreva a un domani.

Nel correre il giorno era già il giorno

dopo e fortunosamente così

 

via, fino a una data ancora da scrivere.

«Non fai in tempo a dire uno ch’è già due!»

Diceva il dottore. «Ma quanto valgono

il primo, il secondo e tutti i tuoi battiti

 

fino alla fine? Tutto.» Nel frattempo

fiori, buchi, mostruosi rostri e figli.

Sarebbe come a dire «nuovi liquidi

 

a scorrere forti verso nessuna

fine». Abbiamo eretto ogni origine:

simbolo che un domani suggerisce.

 

 

 

QUEST’OCCHIO INTERMITTENTE

 

Com’è come non è, arrivo sempre

a fine settimana che mi sembra

di rinascere e poi non rinasco

mai. E cammina cammina, la notte

 

sempre più buia – dove sei stellina?

non cede una conchiglia al desiderio

di sciacquarsi e dormire nel suono

del mare. – Ti avrei invitato a ballare. –

 

Così dalla spiaggia vedo il faro

e del mare è quest’occhio intermittente,

su cui stasera chiudo la finestra,

 

a suggerirmi che ogni luce più vera

è un battito, un pulsare che la notte

accoglie: è la pancia di mia madre.

 

 


 

            

Commenti  Contatta Erga Omnes

 

Non voglio assolutamente criticare in negativo, ma voglio solo incoraggiare ad un percorso che è in fieri. Le poesie, forse, sono appena troppo ingenue, troppo fragili. In questo scorgo la loro bellezza verile, il loro essere per se stesse, in quel miracolo tutto intimo che è il "creare". Eppure sono convinto, da alcuni passaggi, che il lampo di travolgente verità è pronto per essere scoccato dal poeta. Ammirate soprattutto la terza poesia. In particolare questo passaggio lo trovo squisito:  la notte / sempre più buia – dove sei stellina? – / non cede una conchiglia al desiderio / di sciacquarsi e dormire nel suono / del mare. – Ti avrei invitato a ballare. –  Un ottimo talento, su cui però necessita esperienza e olio di gomito. Ad meliora...
 Giorgio Trevisan