Premio Turoldo 2009 - 8° edizione

           Marco Bellini

                    


 

Le tre liriche riportate, qui accolte dal titolo “IL GOLGOTA NEI MOLTI LUOGHI”,rappresentano il tentativo di toccare alcuni luoghi della sofferenza: il campo di concentramento di Auschwitz, l’esperienza dell’aborto e il recente terremoto che ha colpito l’Abruzzo. Nel testo “Sulla nuca l’ombra” si trova la frase “Arbeit macht frei” che significa “Il lavoro rende liberi” ed è riportata sopra il cancello d’ingresso ad Auschwitz. Nella seconda opera, il titolo, cioè l’acronimo IVG riassume la definizione: Interruzione volontaria di gravidanza. I nomi Celeste ed Andrea a cui la poesia è dedicata e che sono sia maschili che femminili, vengono spesso scelti dalle donne per ricordare e rappresentare un’assenza. Questa lirica costituisce il tentativo di portare una nuova attenzione sulla figura del padre in relazione alla questione dell’aborto. In “Diversamente sotto le suole”, tratto il tema della fiducia ferita tra l’uomo e la sua terra. La data riportata (6 aprile 2009) si riferisce al giorno in cui è avvenuto il terremoto in Abruzzo.

 

 

 

 

 

 

 

 

(Luogo I)

 

        SULLA NUCA L’OMBRA

 

Questa cosa non c’è capitata

ma allora perché pesa nei pantaloni

sotto il cancello in uscita

le tasche piene di voci che il filo spinato ha sudato

e sulla nuca l’ombra di: “Arbeit macht frei”.

E poi quell’odore

non sapevo che l’inutilità di certe morti

occupasse l’aria tutta e continuasse ad occuparla

fino ad appiccicare i vestiti, i capelli alla fronte

la fronte al buco nero che rompe i pensieri.

Si prova in segreto

ma l’esercizio del dimenticare si nega

la conquista è solo uno stordimento precario

e un silenzio che ripete:

questa cosa non c’è capitata.

Ma le tasche? Le voci?

 

Il parcheggio è vicino

seduto in macchina scrivo:

 

Con i tendini strappati dalle tombe

perse nella terra che è tutte le terre

ti hanno legato ai rami crociati

tagliati con le urla del legno

dimenticato nei forni.

  

E le lacrime nelle vene delle baracche

raccolte nella spugna pronta per bruciare

incontrano le mani dei bambini

fermati all’inizio della strada

(perché le ossa non crescono più?!)

con le piccole dita in cerchio

a pungerti il cranio.

Una ruga vuota sulla guancia

ha finito il sangue

con il filo spinato la cuciono.

In ultimo, al collo

graffia l’aria una catenina

presa dal mucchio oltre il campo.

  

 

(Luogo II)

                                              Per Celeste, Andrea…e gli altri.

 I V G

                                              Stavo dentro

                                             un ritmo regolare del sangue.

 Intermissio

forse detto in latino taglia di meno

quando allunghi la mano e capisci.

Non ci siamo mai parlati, conoscerai il latino?

Vorrei chiederti, padre (se mi senti)

che cosa mi è mancato

e se lo sanno quelli che ti stringono la mano

mentre indossi la cravatta. Ma ancora di più:

perché le tue insonnie sono solo per la notte?

La notte che resta

l’unico momento in cui abito con te.

Non so neanche chi mi ha chiamato

e perché non c’era

solo che la pagina del diario non ha colore.

Senza mai essere stato, ora vado.

Togli l’ecografia dal portafogli

cerca un angolo fermo di silenzio

apri una bottiglia scadente (non c’è da festeggiare)

usa il vino, dai forza al badile e peso alla terra.

Proprio non ci riesco, lo scarico del lavandino

non può diventare la nuova casa.

 

 

        (Luogo III)

 

DIVERSAMENTE SOTTO LE SUOLE

 

Il bar in piazza

che racimolava il tempo perso

attorno ad un bicchiere …

e poi il rumore che sposta

e cade. 6 aprile 2009.

 

Hanno gli stessi alleli di questa terra

e ora non capiscono le spalle; la crosta

secoli di pane e legna calda per i presepi

sui crinali, la crosta prima di tremare, prima

ospitava le ossa bianche e i vasi per i fiori.

Adesso questa prova che taglia, nessun preavviso

all’ombra di un quadrifoglio disatteso.

Le zolle che non abbracciano più i  passi, le zolle

questo non parlarsi, il tradimento sotto i piedi

l’incapacità di affidarsi nel riposo e le culle

che non sanno dove metterle

con la terra che è sempre lì, sempre sotto e li tiene.

La polvere sulle facce incornicia il rifiuto:

“non ce ne andiamo, non saranno

i lavori delle talpe a dettare

la geometria dei coltivi”. E le rughe

che continuano nelle spaccature dei muri

fino alla Madonna di pietra all’angolo della strada

che ha un dito rotto

regalato ad un bambino, pronto

(mentre già la rondine incolla saliva sotto una trave)

a stappare un tempo nuovo sopra una terra che si rifà.

 


 

            

Commenti  Contatta Erga Omnes

 

Poesie di grande intensita'.  L'incapacita' di forgiare il proprio futuro, l'impotenza dinanzi ad una morte inspiegabile, che sia questa decisa dagli uomini o dalla natura, ma contro la quale e' sempre impossibile sfuggire, unisce tematicamente i tre testi presentati.   Colpisce particolarmente l'abilita' dell'autore di entrare nella psiche delle vittime e nel descrivere con acume psicologico e notevole pathos, tre distinte tragedie personali e sociali.  Il linguaggio asciutto, scarno ed essenziale, evita affettazioni ed eccessi, ma riesce nel suo intento di evocare il dramma umano e rendere partecipe il lettore.  Ottimo lavoro.  -  daniela

 

Concordo con Daniela. Il linguaggio asciutto ed essenziale è quello che molto colpisce nelle poesie di Marco Bellini.
Il pathos ma anche la lucidità. - Togli l'ecografia dal portafogli - - Proprio non ci riesco, lo scarico del lavandino non può diventare la nuova casa -  E ancora: - (mentre già la rondine incolla saliva nuova sotto una trave) a stappare un tempo nuovo sopra una terra che si rifà - La vita che continua  -  Maria Zimotti
 

Sì, Marco affronta temi difficili e profondi, con l'occhio di chi osserva ogni traccia domandandosì perchè, così le riflessioni toccano la superficie di ogni cosaponendoci di fronte alla realtà... "l'esercizio del dimenticare si nega" non ostante le brutture, gli stermini, le violenze... la testimonianza è la sola parola necessaria.  e poi ancora: "graffia l'aria una catenina,
presa dal mucchio oltre il campo." si avverte forte lo strazio  muto della morte quando è inutile, quando tocca gli innocenti... e ancora: "perché le tue insonnie sono solo per la notte? / La notte che resta / l’unico momento in cui abito con te"... l'amore non dovrebbe mai essere negato e non può, il solo silenzio, sostituire una presenza.  Complimenti a questi testi! - Carla Bariffi