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Premio Turoldo 2009 - 8° edizione Marco Bellini
(Luogo I)
SULLA NUCA L’OMBRA
Questa cosa non c’è capitata ma allora perché pesa nei pantaloni sotto il cancello in uscita le tasche piene di voci che il filo spinato ha sudato e sulla nuca l’ombra di: “Arbeit macht frei”. E poi quell’odore non sapevo che l’inutilità di certe morti occupasse l’aria tutta e continuasse ad occuparla fino ad appiccicare i vestiti, i capelli alla fronte la fronte al buco nero che rompe i pensieri. Si prova in segreto ma l’esercizio del dimenticare si nega la conquista è solo uno stordimento precario e un silenzio che ripete: questa cosa non c’è capitata. Ma le tasche? Le voci?
Il parcheggio è vicino seduto in macchina scrivo:
Con i tendini strappati dalle tombe perse nella terra che è tutte le terre ti hanno legato ai rami crociati tagliati con le urla del legno dimenticato nei forni.
E le lacrime nelle vene delle baracche raccolte nella spugna pronta per bruciare incontrano le mani dei bambini fermati all’inizio della strada (perché le ossa non crescono più?!) con le piccole dita in cerchio a pungerti il cranio. Una ruga vuota sulla guancia ha finito il sangue con il filo spinato la cuciono. In ultimo, al collo graffia l’aria una catenina presa dal mucchio oltre il campo.
(Luogo II) Per Celeste, Andrea…e gli altri. I V G Stavo dentro un ritmo regolare del sangue. Intermissio forse detto in latino taglia di meno quando allunghi la mano e capisci. Non ci siamo mai parlati, conoscerai il latino? Vorrei chiederti, padre (se mi senti) che cosa mi è mancato e se lo sanno quelli che ti stringono la mano mentre indossi la cravatta. Ma ancora di più: perché le tue insonnie sono solo per la notte? La notte che resta l’unico momento in cui abito con te. Non so neanche chi mi ha chiamato e perché non c’era solo che la pagina del diario non ha colore. Senza mai essere stato, ora vado. Togli l’ecografia dal portafogli cerca un angolo fermo di silenzio apri una bottiglia scadente (non c’è da festeggiare) usa il vino, dai forza al badile e peso alla terra. Proprio non ci riesco, lo scarico del lavandino non può diventare la nuova casa.
(Luogo III)
DIVERSAMENTE SOTTO LE SUOLE
Il bar in piazza che racimolava il tempo perso attorno ad un bicchiere … e poi il rumore che sposta e cade. 6 aprile 2009.
Hanno gli stessi alleli di questa terra e ora non capiscono le spalle; la crosta secoli di pane e legna calda per i presepi sui crinali, la crosta prima di tremare, prima ospitava le ossa bianche e i vasi per i fiori. Adesso questa prova che taglia, nessun preavviso all’ombra di un quadrifoglio disatteso. Le zolle che non abbracciano più i passi, le zolle questo non parlarsi, il tradimento sotto i piedi l’incapacità di affidarsi nel riposo e le culle che non sanno dove metterle con la terra che è sempre lì, sempre sotto e li tiene. La polvere sulle facce incornicia il rifiuto: “non ce ne andiamo, non saranno i lavori delle talpe a dettare la geometria dei coltivi”. E le rughe che continuano nelle spaccature dei muri fino alla Madonna di pietra all’angolo della strada che ha un dito rotto regalato ad un bambino, pronto (mentre già la rondine incolla saliva sotto una trave) a stappare un tempo nuovo sopra una terra che si rifà.
Poesie di grande intensita'. L'incapacita' di forgiare il proprio futuro, l'impotenza dinanzi ad una morte inspiegabile, che sia questa decisa dagli uomini o dalla natura, ma contro la quale e' sempre impossibile sfuggire, unisce tematicamente i tre testi presentati. Colpisce particolarmente l'abilita' dell'autore di entrare nella psiche delle vittime e nel descrivere con acume psicologico e notevole pathos, tre distinte tragedie personali e sociali. Il linguaggio asciutto, scarno ed essenziale, evita affettazioni ed eccessi, ma riesce nel suo intento di evocare il dramma umano e rendere partecipe il lettore. Ottimo lavoro. - daniela
Concordo con Daniela. Il linguaggio asciutto ed essenziale
è quello che molto colpisce nelle poesie di Marco Bellini.
Sì, Marco affronta temi difficili e profondi, con l'occhio
di chi osserva ogni traccia domandandosì perchè, così le riflessioni
toccano la superficie di ogni cosaponendoci di fronte alla realtà...
"l'esercizio del dimenticare si nega" non ostante le brutture, gli
stermini, le violenze... la testimonianza è la sola parola necessaria.
e poi ancora: "graffia l'aria una catenina,
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