Premio Turoldo 2009 - 8° edizione

           Maddalena Bertolini

                               


 

C’è una frase del grande F. Dostoevskij che mi tormenta, che mi stimola e che mi sfida quotidianamente: “ Un uomo colto, un europeo dei nostri giorni può credere, credere proprio, alla divinità del figlio di Dio, Gesù Cristo?”            Vale la pena occuparsi di questo?

 

 

 

Tre in spiaggia

 

il mento acuto gli occhi impanati

del demente il naso dignitoso di suo padre

ricci scuri che lei ormai ha tinti

quattro peli di baffi

 

lo tengono per mano fra le onde

entrambi ai fianchi - il mare non risucchi

il figlio vecchio che non arriva al petto

al seno inginocchiato

 

lo tengono stretto come una saponetta

e lui tra loro torna al largo

senza paura di non saper nuotare

nuotando nella loro tenerezza

 

innescano il rito ogni mattino

fedeli si bagnano e ridono

abbracciandosi - contagio trino

di un bambino pazzo assaggio

 

dello stupore sfondato cento volte

 

 

*** 

 

Ho partorito giovane e per giunta

ho conservato una faccia da ragazza

 

da piccolo lo portavo in braccio

e mi chiedevano se fosse mio fratello

 

poi non volevo andare ad ascoltarlo

in piazza potevano pensarmi la sua sposa

 

magari un po’ sfiorita ma orgogliosa

di tale amore. Di tale carne. Eppure

 

era mio meno che mai. So come

mi è cresciuto dentro le mie mani

 

l’hanno lavato quando è nato e quando

l’ho rimesso nell’utero di pietra. Eppure

 

non l’ho posseduto. Ho acconsentito

nel suo silenzio mi ha voluto

 

(mentre si completava nel mio ventre

capivo che completava tutto).

 

 

***

 

Amo un dio che ama anche gli sbagli

 

mi osserva mentre mi preparo

sussulta se sbatto la porta uscendo

malamente, mi bacia col pensiero

mentre scendo le scale

 

quando torno nella notte con addosso

l’odore della festa si ferma sulla soglia

del mio sonno ad ascoltare se respiro.

All’angelo fa cenno di restare.

 

Amo un dio che non cambia mai la serratura

che si fa svuotare il frigorifero e acconsente

alla moglie sempre anche controvoglia

( la madre di suo figlio - lui le vuole bene)

 

si aspetta che io cambi e mi allontani - stai crescendo…

e forse il suo sbaglio è quello

di avermi detto che mi perdonerà ogni cosa

basta che glielo chieda

 

amo un dio che ama come un uomo

amerebbe al meglio, come lo vorrebbe un figlio

che sente nel suo sangue la salvezza, la somiglianza.

 


 

            

Commenti  Contatta Erga Omnes

 

Sono tre poesie notevoli, di incantevole semplicità. Il tema proposto dall’autrice è già di per sé una sfida, che risponde a quella sete profonda di cercare e vivere l’Amore, non più eros ma agape, che nulla chiede e tutto dà, e che si evince nella bellezza della storia cristiana qui raccontata nella poesia, con immensa bravura, senza mai scadere di livello. Al contrario è evidente la vita che sottende la parola, la gratitudine sincera del dono di Dio, della fede. In ognuna delle tre poesie c’è poi un senso di contro-luce, accecante, che lascia increduli, basiti; come dalla prima poesia: “...contagio trino / di un bambino pazzo assaggio // dello stupore sfondato cento volte”. Immagine del fanciullo il “pais” nella lingua greca, stesso etimo di “pazzia”, di “pazziare” che in molti dialetti significa ancora “giocare”. Giocare, quindi, un gioco folle nelle mani di Dio, che è Amore, e che – come dall’ultima poesia – tiene un guinzaglio lungo e ci porta nella vita in una solitudine apparente, di persone vere. Una bellissima penna quella di Maddalena, limpida, essenziale ma anche generosa nel dire bene ciò che sente importante. Grazie davvero. - Giorgio Trevisan