Premio Turoldo 2009 - 8° edizione

           Oreste Bonvicini

                    


 

 

 

 

 

 

Terra pensiero io andavano ciascuno per proprio conto

(Durs Grunbein - Meditazione cartesiana da Trappole e pieghe 1994)

 

 

 (I) - Al Miserin, l’ultima salita 

 

Provate ad immaginare la polvere

ruvida tra le dita e sotto il palato

il gusto che la bocca ne assapora,

la mulattiera assolata e grigia

esposta al vento di fondovalle

e quel fruscio che pare d’api

(in realtà l’alta tensione, greve

l’elettrodotto che impatta l’orizzonte)

verso cui lo sguardo è attratto

uscendo dal bosco in ombra.

 

Il dolore fisso al mio ginocchio,

è destino che accomuna l’estate

alle cime per anni affrontate,

dolore greve che non tace

e diverrà una condanna

affrontando il ritorno a valle.

Ora la terra che assaporo

è quella ai piedi dell’argentea copertura

(il rifugio come una fortezza sulla piana,

dinanzi il lago, mentre la mia mano

sfiora l’erba del prato quassù irto e compatto)

gelida come l’acqua della fonte

che scorre tra le fauci assetate.

Questo tempo è un ruggito di fatica,

un gran premio, un trofeo

perché la salita l’ho affrontata al passo

di una gioventù non ancora smarrita.

 

(Chissà laggiù, durante la mia assenza,

tra poche cose nostre, in quelle stanze

aperte sulla valle dove attendono il ritorno,

forse sorridendo della mia ostinazione.)

  

 

(II)

 

Oggi le vette le osservo da fondo valle,

altari su cui sacrificare

il ricordo del tempo compiuto.

Eppure bisogna camminare,

ogni ora del giorno e salire

valicando cime inattaccabili e asperità

come la povertà e la follia

con l'incapacità di comprendere

perché tutto il male nasca,

ma non si consumi annientandosi nel nulla.

 

Soffrire dunque fino alla fine

e quando penso al silenzio

che ho conosciuto sotto le cime

mi chiedo se oggi saprei viverlo ancora

Eppure bisogna camminare

ogni ora del giorno e salire

attraversando un fiume di sassi

(un cono di deiezione vomitato

sul fianco della montagna)

e lasciando correre lo sguardo

al cammino esposto, scoprire

di esserci passati poco fa

e non sentire la paura

bensì le gambe saggiare il piano

perché la montagna è un sogno

che si porta dentro finché vivi,

con tutti i suoi misteri,

anche quando le unghie graffiano la roccia

tra chiazze cristalline e laghi, frammenti di vetro

che a guardarli sono specchi su cui riflette

il vuoto che subito sprofonda.

  

 

(III) - di conseguenza

 

altro non ho da raccontare.

La notte genera dubbi

e tutto annega, in questo tempo

che diviene riflusso del male

subito per generazioni.

 

Eppure non basterà un rifugio

(illuso a lungo l’ho creduto)

per vincere il male che ancora

si accanisce sull’umanità.

 

La speranza è in quella Croce

che l’Uomo ha portato in spalla

e del suo sangue ha bagnato il Golgota

prima di essere immolato,

una primavera di duemila anni fa.

 

Il fine è cancellare l’oscurità,

quella a cui apparterremmo

se la poesia non vincesse l’oblio

e non serviranno altre finzioni

né illuderci poeti di un’epoca

assediata dalla menzogna.

 

Sarà la morte quiete di ogni rissa?

La morte terrena temuta e gelida,

venuta per sorprenderci

che disfà la coltre delle nubi,

strappa gli ormeggi,

sradica radici e arbusti.

 

O sarà il vento riapparso intenso,

che s’innervosisce tra rive e colli,

che urla tra gli stipiti

di questa nostra epoca in fiamme?

 


 

            

Commenti  Contatta Erga Omnes

 

Bella prova questa, di una poesia dialogale e di tono fluente come la pace montana.  Il poeta coglie dal paesaggio alcuni significati, alcune metafore e vi costruisce una trama che prima si sofferma nella dimensione personale e poi si allarga in una dimensione che comprende la vita sociale e la storia.  Bonvicini in questa mini-silloge compatta e intensa riesce così a sintetizzare in una complessa rete di intrecci il paesaggio, la vita interiore, il mondo, la storia con nessi che si rimandano l'un l'altro in forte integrazione.  La prosodia, ben costruita e di musicalità accattivante, segue questo intreccio e lo commenta musicalmente.  Belle queste liriche.  Poco conosciuto il poeta che meriterebbe più attenzione.  D. Invernizzi