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Premio Turoldo 2009 - 8° edizione Roberto Brignolo
Brasserie
Il maiale tagliato battuto insaccato pure la coda e le scarpe, ben cotte confuso con crauti e patate bollite veniva servito in vassoi regali. Alimento sovrano di un popolo eletto colorato di bianco. La banda cantava un bel canto trionfale i calzoni al ginocchio bretelle gilè e le donne opulente arrossate, perfino le gonne danzavan sul palco in mezzo alla sala. Gli otri di birra vuotati a gran festa e nel cerimoniale spiccava imperioso un pilota 'cecchino'. Vestito di nero con il distintivo godeva e cantava cantava e godeva. L'occhio di giada brillante di luce. Apriva la bocca i denti splendenti di bianco e di argento protesi in avanti. Ancora l'apriva e la richiudeva i denti serrati ancora esibiti. Magnifico eroe di un tempo lontano di scene ancor vive nel fondo del cuore guardava la carne, i ferri dorati sotto la fiamma. Guardava e godeva. Ed oggi domani e alla prima occasione ancora 'cecchino' nel cantar la canzone.
La piazza dei pittori
Come ogni sera. E poi ogni notte. Vestita di quadri lanterne e pittori la piazza puntuale adesca i clienti e li invita a sedere. Volti ingialliti disegnati su carta. Puntuale la folla assedia l'omino col pizzo affilato gli occhiali sul naso il cappello la piuma. Racchiuso nel guscio l'artista affannato ritaglia con cura il profilo vincente e lo offre per poco. Trenta franchi d'autore. E come ogni notte la piazza si spoglia. Le mazzette di carta annerita, già bianca riposte nei carri.
Non Sono
Appoggiatemi più in là
disteso
Le braccia avvolte attorno al corpo
strette
Non costringetemi a muoverle
assieme le copra la polvere del tempo
Tornate ora ai vostri affari
e parlate di altre cose
Io non sono
Mi ha molto colpito (e anche divertito) leggere questi testi così suggestivi di Roberto. Una sensibilità all’affresco, al vivificare immagini del presente e del passato, del sogno e della realtà. Tratti espressivi degni dei maestri impressionisti francesi (come non pensare a Montmartre nella seconda poesia?) dove gli oggetti sono parte di azioni sul punto di compiersi e si personificano in significati che oltrepassano il loro stesso significante. Il “cecchino” che ricorre dovrebbe essere (testualmente, ma forse non ho ben afferrato) l’uomo nascosto, appunto il poeta che nessuna cura, ma che è pronto al suo gesto: una metafora curiosa. Bello il ritmo, anche nella particolarissima ultima poesia che implica quasi la figura dei shakespeariani becchini. Mi ha dato l’idea d’un coltello che squarcia le due tele precedenti. Bel lavoro davvero. - Giorgio Trevisan
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