Premio Turoldo 2009 - 8° edizione

           Ornella Bruschi

                    


 

 

 

 

 

Vastità

             (in morte di mio padre)

 

Il nome è l’assenza

il macigno della tua pena

che ci separa dalla vita

 

è pietà che vuol mettere in salvo

la schiva vastità del tuo sorriso.

 

Il nome è la cancellatura

di chi vorrebbe dire l’amore

e l’ha lasciato nei giorni.

 

Dei fiori non coglievi  il nome

ma l’incontro fra dono

e promessa

fra colore e carezza.

 

  

 

Il prigioniero

             (in morte di mio padre)

 

Lasciato dentro un buco

gelato di calcina

ucciso dentro me

in ogni pigra mattina

del perdersi

smarrito il chiaroscuro

che dà corpo ai corpi della pittura

salda i semplici sensi

di ragione e torto

fulminato da quell’avverso

enigma tortura

della pelle della mente

che si disfa di te

nel serpente dei mesi

la guerra annidata latente

t’imprigiona ancora

in quel deserto d’acciaio

di Bochum

dal cielo d’acciaio

nel fumo spesso dell’identità piagata

arresa al numero di piastrina

dalla sferzante

pronuncia diatonica.

  

 

 

Cinque terre

 

La barca paurosamente

beccheggiava

in una gara d’ansie col mare

battendo le schiume

di destini

improvvisamente lesti

nella vacanza.

Le voci del motore dell’onda

delle persone

destavano il mattino

come amiche a colazione.

Una strana insensatezza del sorriso

costeggiava quell’orlatura

di roccia come

memoria di levità e fatica

(compassione di vita).

Chi additava sulla collina

mute vestigia

consunte

e chi con i bambini

giocava a ritmare gli assalti

ambiguamente ilari

del mare estivo

chi ingoiava il morso di quel perpetuo

faccia a faccia sonoro

sembrava passare sotto silenzio

che lì prendesse forma

il senso

di ogni umana viandanza.

(La penna sul foglio

prua che fende

la distanza

traccia ora l’esatto spartito

di quella romanza

sul rumore alacre che sposa

l’uomo al mare).

 


 

            

Commenti  Contatta Erga Omnes