Premio Turoldo 2009 - 8° edizione

           Fabrizio Busso

                    


 

 

Riferimenti sul web:

 

http://www.portaparole.it/ (per quanto riguarda “L’heure secrète”)

http://www.poesiattiva.it/poesia/risultati.htm (menzione speciale al 1° concorso nazionale di poesia Emilio Gay)

 

 

 

Le parole.

 

Soccorso a noi non chiedere, o lettore;

ché le paro le sono cupidigia,

o vano mostrarsi di bicipiti,

ed ognuno ha le sue stalle di Augia

da mondare, e non lacerti eràclei

a convertire in briciole i macigni,                              Scarica l'audio

e sovvertire l’ordine dei fiumi per

balze, crepe carsiche, scoscesi  imbuti.

Non chiedere soccorso: noi siamo suoni,

ma suoni muti.

 

 

 

Mentre parto verso Assisi.

 

Non fu, Betlemme, povera come casa mia,

ci dice Don Paolo. Tra i tesori di Sant’Andrea

e le sue opere d’arte in metallo, e i colori secchi

e opachi delle passate e future infiorate

attraverso l’arte e la natura, con assoluta scioltezza,

ci parla di Dio. E ci convince.

 

Così che uscendo, e camminando per le viuzze

belle di Spello antica, somiglio a un barbaro,

ebete e felice di saltellare a due a due gli scalini

per la quiete editi. Non so parlare queste stradelle,

e le balbetto col mio passo sciolto, ma ci ripenso,

che in questo posto nascesse un figlio sarebbe un dio,

mio, e se invecchiasse un santo.

Famigliare ormai m’è questa terra.

Ed è il suo odore di cantina antica, di cucina,

a catturarmi nelle nari mentre riparto e le nuvole,

e il benigno vento, a accompagnarmi col passo lento

del sandalo che non posseggo.

 

 

 

Sardegna.

 

In questa terra che fu di Vittorini,

di Andrea Parodi, di Roberto salvato

dalla droga e ucciso su una strada

dalla malinconia del sangue, respiro.

Ché nei tamerici e in ginestre sulla costa

ancorati alla terra come barche in rada,

dal vento spietato distorti e allontanati

ho percepito forte il peso delle stelle,

e delle onde. C’è un legame tra il perenne

divenire e il concerto immobile del tempo.

E il nodo è qui. Nei carnevali antropofaghi

e i nuraghi, nelle vecchie colonie genovesi

e le tonnare ritornate azzurre, nel tendine teso

del coltello che arma il pastore e nel popolo

sonoro delle pecore. Nelle bacche aromatiche

del mirto e nei semi di finocchio di cui è goloso

Chico. Nella terra distante dalla terra che ripete

come un’eco l’infanzia del mondo.

 


 

            

Commenti     Contatta Erga Omnes

 

La prima volta che leggo questo poeta e trovo che sia un'ottima penna, attento alla natura, ai luoghi, a leggere i significati di ogni cosa e a tradurli in vita interiore.  Una poesia luminosa, aperta, solare ma anche di spessore, di grande dignità compositiva.  Una poesia che nasce da una vita interiore alla ricerca della profondità e insieme dell'equilibrio, non senza una punta di gioia genuina.  D. Invernizzi

 

C'è qualcosa di cinematografico. All'improvviso alcuni versi ti trascinano nello "zoom" di un dettaglio - un oggetto, un personaggio, un sentimento -  declinando accortamente il registro lirico e quello più quotidiano, come in un chiaroscuro poetico, con un incostante cadere della luce sopra le parole che trovo suggestivo. (B. De Vito)