Premio Turoldo 2009 - 8° edizione

           Anna Cacciola

                    


 

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Binario nove

 

Primo quarto d’ora

 

Diafana trasverberazione

dopo linee ferrate:

troppo a lungo il meriggio

ha offerto utero e occhi

all’attesa.

Questo vento sciorina presagi

e mosaici di fremiti

ma il passo è già tentazione,

preludio di un’opera

o d’una tragedia.

Dalle crepe di me si spargono

grani, stille allucinate,

aromi: ogni tratto mi destina

ai tuoi confini emaciati d’Est.

Intanto l’etere impallidisce

sui convogli.

 

Secondo quarto d’ora

 

È un incedere indolente che si dipana

su questa necropoli antracite

- indefesso, sordo al ferro dei suoi fianchi -

come incenso esalato da un

turibolo avvezzo a mute oscillazioni.

È vacante questo suolo da calpestare:

si sfregia di nomenclature,

di umori sfatti e schegge d’uomo in vetro.

In una tale moria t’attendo

e non sento né il peso degli occhi né l’urlo

dell’aria o il sangue della schiena.

Squallido il tempo cola sulle membra

ma ignoro la sua avanzata:

solo centellino la tua voce che già mi tocca.

 

  

Sonata

 

Criptica per queste mani

la tua sonata cieca

che si spande in un tempo

morto d’oceano.

Vano come il rintocco

di parole sventrate

il mio nome implora

i tuoi chiavistelli

fra l’eccidio di viole

e diapason.

 

Ebbra di te che non senti

il riecheggio del passo

in questo notturno in fiore.

 

   

Vuoto

 

Nel vuoto di te

respiro la sospensione del

passo, l’assenza del

corpo e il petto si sazia di

un senso mancante.

Nel vuoto di te

seziono la processione di

un tempo sventrato,

l’insostenibile scroscio di

un silenzio atteso.

 


 

            

Commenti  Contatta Erga Omnes

 

Un grande talento da scrittrice che si dipana in uno scenario suburbano, tanto caro alla poesia attuale. E' il nostro scenario, dopotutto, ma renderlo dentro e fuori, in negativo e positivo è compito non facile. Questo dimostra la bravura dell'autrice. Il battito cittadino è sincopato, affrettato in un qualcosa che ci costringe ad incedere mentre il cuore vorrebbe rallentare, per capire un emozione troppo veloce, come uno schiaffo d'aria al passaggio della metropolitana. "Nel vuoto di te/ seziono la processione di / un tempo sventrato / l'insostenibile scroscio di / un silenzio atteso."  E ancora: "Squallido il tempo cola sulle membra / ma ignoro la sua avanzata: / solo centellino la tua voce che già mi tocca." E' il tempo cronometrico che vincola anche il battito del cuore, obbligato, incasellato sul binario. Un lampo di luce è l'amore, che c'è da qualche parte tra le righe e compare come uno straniero. Uno stile violento ma estremamente raffinato. Mi è piaciuto. Giorgio Trevisan