Premio Turoldo 2009 - 8° edizione

           Celestino Casalini

                    


 

                                                                         

 

 

 

 

 

La buona Madre

 

Sei volata via di notte…

 

Quando le coscienze dormono

e sognano Divinità impigliate

nelle anime.                      Adesso

 

E’ come girare tra statue immobili

e sperare in un sorriso

in un impercettibile movimento

 

Pensare ad un’immagine

dandole lo spessore necessario

per vivere

 

La buona Madre è partita:

 

Gli specchi impolverati riflettono

appesa ad una cornice

la nuova dimensione della solitudine

 

 

  

Tra spazio e spazio

     

              ( Guardando L. Fontana)

 

Il taglio netto

inferto alla tela:… passaggio

da spazio a spazio

 

T’aspetti adesso

qualcosa o qualcuno

che arriva da lontano

 

Sorride              sosta

lasciando il proprio tempo impresso

nella monocromia del colore

 

Poi se ne va

 

senza ricucire lo strappo

 

 

 

Emozioni

 

C’è un continuo

connubio solidale

fra le piccole

e grandi manifestazioni

  

Lo sciame d’insetti

e lo sciame delle comete: ..

 

L’aria

 

che senza altezza

o certe dimensioni

aggredita da piccole

e grandi intenzioni

 

diventa  eco

di un gorgo emozionale:

incubatrice

 

d’antiche e nuove

 

solitudini

 


 

            

Commenti     Contatta Erga Omnes

 

Ciao Tino, testi particolarmente tristi, dove l’abbandono e la solitudine pervadono i versi.  Molto emozionante la tua prima poesia, e particolarmente piaciuto quel tuo sguardo su una tela di Fontana, dove riesci a catturare non solo quello che si vede, ma quello che ci potrebbe essere oltre. Un caro saluto, daniela

 

Con raffinata sensibilità l'autore propone il tema dell'assenza e quel senso di vuoto che deriva dall'abbandono o anche dalla solitudine intesa come solitudine emozionale, o anche incomprensioni del mondo emotivo reciproco.  Tra spazio e spazio dovrebbe accadere la comunicazione, ma non avviene ed è così che l'andare nella vita diventa un andare fra statue inerti e mute, in una sorta di dannazione cristallizzata e refrattaria, il canto di un coro di muti.  D. Invernizzi