|
Premio Turoldo 2009 - 8° edizione Giovanni Caso
AMICI, VI SALUTO
Ci fu chi mise un sogno in cima al mondo, la voce sulle labbra della luna perché narrasse il suo vagabondare, chi mise tra le nuvole un sorriso, una parola al nascere del vento che andava altrove.
Amici, vi saluto, voi, meraviglia di quei giorni fieri, ali di uccelli a costeggiare il cielo, vi saluto, folate di libeccio in corsa con le sillabe del tempo, voi che scriveste versi sopra i muri con gessi di speranza ed arpeggiaste musiche dolci di celesti aneliti.
L’età scolpisce un’ombra di fatica a pelle, dove il sangue già scolora, s’addensa sulla fronte l’onda irosa dei segni che la vita ci dispensa, quasi volesse imprimere il dolore d’ogni esistenza.
Amici, già la sabbia della clessidra è quasi tutta andata, ne resta una manciata nell’imbuto, si annuncia già l’inverno oltre la soglia, la pioggia scroscia in lacrime d’oblio. Saranno poi i tramonti a illuminarci, chissà, accendendo luci in fondo al cuore, perché nessuno si disperda e ognuno scorga la stella del lontano approdo
VAGANDO COME LUNE
Non altro che tre foglie di granturco il vestitino a pelle di quest’alba che danza sul balcone a risvegliarci da un altro sonno. Ed ecco ancora un giorno da attraversare tra silenzi e gridi, un giro tra gli asfalti della piazza con qualche riflessione sulla vita, quindi un caffè da prendere tra storie di vecchi amici.
E ci si scalda il cuore ad un ricordo appena dettagliato, l’eterno ritrovarsi da bambini sui salici del cielo, il dondolarsi su parole di zucchero, il parlarsi di luoghi che non hanno più contorni. E pare che la sillaba più breve risuoni all’infinito sulle labbra ormai sfiorite.
Eppure quanta luce s’accende dentro l’anima, fuggendo col cuore che si sporge oltre le cime ad inseguire il vento, ad abbracciare il cerchio delle nuvole. Non fummo che nuvole anche noi in quell’immensa vertigine dell’ora.
In un pensiero riusciamo a condensare attese e sogni di tutta l’esistenza, una metafora di pallide stagioni che viviamo vagando come lune intorno al fuoco. .
VEDERE OLTRE IL VISIBILE
Vedere oltre il visibile un qualcosa, poi affidarsi a un grano di parole per dirne il senso, il dubbio, l’emozione. Questo ci dice il cuore, d’un tumulto di voci ignote, di misteri e luci che irrompono nell’anima?
Non siamo che un fragile tremore di farfalle, mettiamo chiodi al muro delle incognite dove appendiamo sacchi d’illusioni, non possediamo che un nervoso corpo stremato dalle lacrime. Non siamo che un congegno imperfetto, l’arroganza del rovo che si spande sulla vigna e si fa grande ed ispido d’orgoglio.
Vedere nel visibile altre assenze, inesistenti spazi, inafferrabili sussurri d’acqua senza una sorgente. Ma siamo proprio noi, è nostro il fiato che si raggela all’alba, è nostro il passo che cigola sul giorno?
E ci ghermisce l’ombra che il corpo allunga sulla strada, sentiamo tra i capelli la rugiada d’ogni cammino. Ha mille voci il vento che ci sospinge da un dolore all’altro, la strada si dirama in cento bivi là dove non è facile incontrarsi, formiche di silenzio che attraversano, spingendosi e gridando, il mondo intero.
|