Premio Turoldo 2009 - 8° edizione

           Barbara De Vito

                    


 

 

 

 

 

LA BANDA (per Carlo V.)

 

Dalla finestra del caffè

vedo i passi di queste note klezmer
crome con il cappotto
che mangiano Torino.
Te ne sei andato
mani di zigomo
aorta scintillante.
Tagli questo cielo incenso
col tuo sorriso sonoro
lontano da scontrini e sbadigli
sabati di budini Elah

guanti da perdere

parenti della sposa
Eurostar in ritardo.
Ma resti e diventi estate.

 

 

 

 GYMNOPEDIE

 

Tu as dit un jour

que tu avais écouté mon Satie mille fois de suite.

Mais ce n’était pas la musique, c’était moi.

Comme tu étais mes pas, ma course pour arriver.

Nous avons été un dessin, la bande d’une bande dessinée.

Je voudrais comme géométriè être immobile entre tes mains maigres,

par contre je ne mesure que ce que je peux rappeler.

 

Trad.

Hai detto un giorno

che avevi ascoltato il mio Satie mille volte di seguito.

Ma non era la musica, ero io.

Come tu eri i miei passi, la mia corsa per arrivare.

Siamo stati un disegno, la striscia di un fumetto.

Vorrei essere ferma come geometria fra le tue mani magre,

invece non misuro che ricordi.

 

  

 

PRENDERSI A SGUARDI

 

Sul pouf turco c’è la tua maglia,
tieni, scendiamo insieme.
Breve intermezzo del cane agile
pietre rese, zampe, respiro.
Si rincorrono in circolo,
scodinzolano i tre
nel tempo pensile del giardino,

si prendono a sguardi

gli occhi lucidi.
Lasciami almeno le tue foglie

se non il frutto maturo,

amore mio,

ogni minima precaria cosa
con te

è scritta in verde.

  


 

            

Commenti  Contatta Erga Omnes

 

La terza, Prendersi a sguardi, trasmette un senso di ipnosi, facendo un’analisi logica del periodo.

 La prima poesia, La banda, è molto evocativa ogni parola, adoperata con sapienza , come col bilancino del farmacista, richiama suoni, odori, immagini; la seconda composizione (pur non conoscendo io il francese) è cinestesica, va oltre la dimensione sensoriale, oltre i cinque sensi.  Si vede che sono poesie scritte da chi ha una gran dimestichezza con l’arte della fotografia - sia detto senza esagerazione…  - enzoV

 

E' lo scarto che mi sorprende, parole che non mi aspetto. Come quando, viaggiando in una città straniera, smarriti in un dedalo di vicoli, allo scarto di una via ci soprende la visione di tuileries inaspettate. Alcune parole (come il "verde" che chiude l'ultima poesia) non sembrano scelte, ma evocate dalla necessità, quali note in un'improvvisazione di Keith Jarrett. Non sappiamo se le persone cui sono dedicate hanno potuto udire queste parole. Ma noi siamo felici di averle potute conoscere.  Fabrizio Busso