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Premio Turoldo 2009 - 8° edizione Maurizio Falasca
SILENZI
Anima vicina che hai appoggiato su ogni piastrella di casa i tuoi tentacoli, hai preso memoria delle ulcerazioni del cuore, ti sei avvicinata sino al profondo di questo tremore sulle tempie e sei fuggita, come spesso tu sai fare. Ti ho intravista e rincorsa e (forse) invocata per “conoscerti” e poi mi sono perso nella morsa delle ore della normalità, cacciato dai richiami del tuo passaggio. Ma passerai di nuovo e non so se il tuo sguardo acuto si sentirà ancora o se la coltre dei tuoi sensi sarà con me a sorridere, quando non si saprà più dove cercarti.
A MIO PADRE (1 ottobre 2008)
Cade come d’un rullare d’immagini sulla pellicola lunga la rotatoria di celluloide costellata di cenni e di strade, che rivede la storia ed i tanti amati silenzi. I piedi costretti nella schizzi della steppa russa e la luce del nevischio sui volti appena tracciati come da un lapis di miglio nelle centinaia di miglia strappate alle voci di dentro. Ed è tutto nel vortice ormai, ed è difficile spiegare, ora. Un flash molto più lungo del lontano tempo della lunga notte della lontana strada del nostro esistere. E’ già ora! è il momento di meditare non so quali coscienze. Verranno giorni pieni, spine a soccombere agli sguardi sereni ed una nuova primavera si affaccerà, come il sole di quest'oggi fra i tratteggi d’alberi quaggiù, fra la sfera dei pensieri a volte nitidi dei tuoi occhi.
LE VOCI DEL TEMPO
S’immagina a più voci il profumo umido del tempo, come d’un rosso cremisi dal basso del cielo torbido, nei cartigli dei luoghi, negl’istanti deboli delle lontananze, nel sibilo penetrante dei silenzi, nei tessuti impregnati di quell’altro aver vissuto. Perché quei silenzi (come i giochi e le grandi avventure) hanno la forma oramai delle emozioni graffianti di gorghi ch’emergono dalle solitudini a gesticolare, ad espandersi in un rombo di tuono: “dov’erano i simboli noti dei giorni, le note d’un bacio tormentato, un fischio ed una corsa?; dov’erano le epoche che ora si consumano quando si stava lì a pensarle ?; e dove il breve camminare alla ricerca d’una terra o d’un sentirsi vivo nello zittire della morte che ci insegue?” S’immagina a più voci l’astuzia del tempo che s’allontana, come i bimbi a correre qui dai loro sogni, una fiumana di voci festanti. Troppi contrasti di vite e di morti, troppi si tendono a guisa d’un urlo (come quello di Munch), che s’associa a quei “basta”, che condensa la voglia di correre e s’imbriglia tra i respiri affannosi dell’andare rapido e del lasciarsi vivere di queste docili ore convulse.
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