Premio Turoldo 2009 - 8° edizione

           Maurizio Falasca

                    


 

 

TEMPO, VOCI , SILENZI

Riempire d’immagini e di suoni e di volti i silenzi, può voler dire lasciare un segno a ciò che non si è detto o non si è voluto dire.  Tracciare distanze fra tempo e tempi vissuti, percorsi sopiti ed emozioni provate può voler dire voler sorridere ai giorni che trascorriamo delle nostre pene quotidiane.

Ecco alcune brevi note sul trittico di poesie qui descritte, che del titolo in grassetto sono il tentativo d’esprimerlo.

C’è un’anima che s’avvicina e che si cerca nella prima lirica e che ci sfugge, c’è un volto che si sfiora e che sa di ricordi eterni nella seconda, ci sono momenti vividi nell’angoscia quotidiana del vivere nella terza, nell’ossimoro finale che li raccoglie.

 

 

 

 

 

 

 

 

SILENZI

  

Anima vicina che hai appoggiato

su ogni piastrella di casa i tuoi

tentacoli, hai preso memoria delle

ulcerazioni del cuore,

ti sei avvicinata sino al profondo

di questo tremore sulle tempie

e sei fuggita, come spesso

tu sai fare.

Ti ho intravista e rincorsa e 

(forse) invocata per “conoscerti”

e poi mi sono perso nella morsa

delle ore della normalità,

cacciato dai richiami

del tuo passaggio.

Ma passerai di nuovo

e non so se il tuo sguardo

acuto si sentirà ancora

o se la coltre dei tuoi sensi

sarà con me a sorridere,

quando non si saprà più

dove cercarti.

 

 

A MIO PADRE (1 ottobre 2008)

  

Cade come d’un rullare

d’immagini sulla pellicola lunga

la rotatoria di celluloide

costellata di cenni e di strade,

che rivede la storia

ed i tanti amati silenzi.

I piedi costretti nella schizzi

della steppa russa

e la luce del nevischio

sui volti appena tracciati

come da un lapis di miglio

nelle centinaia di miglia

strappate alle voci di dentro.

Ed è tutto nel vortice ormai,

ed è difficile spiegare, ora.

Un flash molto più lungo

del lontano

tempo della lunga

notte della lontana

strada del nostro

esistere.

E’ già ora! è il momento

di meditare non so quali

coscienze.

Verranno giorni pieni,

spine a soccombere

agli sguardi sereni

ed una nuova primavera 

si affaccerà, 

come il sole di quest'oggi

fra i tratteggi

d’alberi quaggiù,

fra la sfera dei pensieri

a volte nitidi dei tuoi occhi.

 

 

LE VOCI DEL TEMPO

  

S’immagina a più voci il profumo

umido del tempo,

come d’un rosso cremisi

dal basso del cielo torbido,

nei cartigli dei luoghi,

negl’istanti deboli delle lontananze,

nel sibilo penetrante dei silenzi,

nei tessuti impregnati di quell’altro

aver vissuto.

Perché quei silenzi (come i giochi

e le grandi avventure) hanno la forma

oramai delle emozioni

graffianti di gorghi ch’emergono

dalle solitudini a gesticolare,

ad espandersi

in un rombo di tuono:

dov’erano i simboli noti dei giorni,

le note d’un bacio tormentato,

un fischio ed una corsa?;

dov’erano le epoche che ora

si consumano quando si stava

lì a pensarle ?;

e dove il breve camminare

alla ricerca d’una terra

o d’un sentirsi vivo

nello zittire della morte

che ci insegue?”

S’immagina a più voci l’astuzia

del tempo che s’allontana,

come i bimbi a correre qui

dai loro sogni, una fiumana

di voci festanti.

Troppi contrasti di vite e di morti,

troppi si tendono a guisa d’un urlo

(come quello di Munch),

che s’associa a quei “basta”,

che condensa la voglia di correre

e s’imbriglia tra i respiri

affannosi dell’andare rapido

e del lasciarsi vivere di queste

docili ore convulse.

  


 

            

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