Premio Turoldo 2009 - 8° edizione

           Luca Fasolato

                    


 

   

  

 

Vagabondo

 

Un giro vago di stelle strade buie

e il pagliericcio secco della stanchezza.

 

Si crea d’intorno una via

l’artefice della propria sfortuna

e fugge ridendo.

 

---

Plenilunio d'inverno

 

Dacché le onde si fecero indietro

apparve la luna  di bianche telline,

un velo appena gettato ai piedi

e noi di rimando:

-No, ai nostri piedi non può sottostare

il mare!-

Il muro lontano delle onde mugugnava

scomposto nell'aria come s'avesse

casa altrove, dimora mutevole, spersa.

Ogni raffica un passo diverso

il demone ventoso a svestirci

e non capiva le nostre membra fredde

le orecchie, gli occhi lacrimanti,

senza pace nel soffiarci contro.

 

Ci disperdemmo sulla sabbia

alcuni a terra prostrati con attenzione:

cantano le erbe rade

tra le reti in ripari.

Altri vincevano di passo in passo

le dune solide congelate.

Fino alla diga e fino al faro

sul lastricato salmastro.

 

Tra le secche gambe dei trabucchi

una selva immaginavo.

Oscuro luogo di “ben venuto”

nel quale indovarmi.

---

 

 

Trasposizione

 

Lasciatemi dormire nella notte

dei Benandanti, tra le lingue dei

                                                falò

lontanissimi nei campi gelati

a raggranellare i denti sparsi

per terra, terra nell’attesa

terra nell’oscuro scricchiolio

                                                delle stoppie

e delle croste di neve sulle zolle.

 

Lasciate che mi vinca la               luce

di cose nuove rischiarate dalle

                                    ramaglie ardenti

di questa notte.

 


 

            

Commenti  Contatta Erga Omnes

 

Un delicato poeta notturno, almeno stando a questi tre testi che Luca ha donato. Ne emerge una poetica molto interessante e matura che mi ha ricordato le armonie dei notturni del pianista-compositore romantico Jhon Field. Infatti anche la sensibilità mi sembra moderatamente “inglese”, trasognata, pur lasciando uno slancio tutto suo e autentico. Bello il linguaggio, particolarmente nella prima e nella terza poesia, mentre la seconda mi sembra (per i miei gusti, chiedo venia) appena troppo “detta”, pur essendo un buonissimo scritto. Spero di leggere dell’altro. - Giorgio Trevisan