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Premio Turoldo 2009 - 8° edizione Luigi Fioravanti
I
Tu insegni la pazienza ai miei passi, l'attenzione ai miei occhi, la confidenza alle mie mani. Quanto di buono e di lieto giace riposto e inespresso nel cuore tu susciti e nutri. Mi accorgo d'avere qualcosa da dare e da dire, quando mi prendi la mano e cammini contento che nulla pare ti manchi nel mondo; quando, instancabile, additi e mi chiedi che tutto vuoi aprire e sapere. Riattinge il cammino dell'uomo al suo paradiso terrestre: condotto dalla tua mano do il nome alle cose, anch'io un po' Adamo. Guardo i tuoi occhi che vedono il mondo per la prima volta: e sento che è bello, sento che è buono. Rivolto alle cose presenti tu vivi, come sognano di vivere i saggi, intero nelle cose; e da esse non ti separa che il sonno, dove soavemente trapassi, la sera, insieme alla favola che ti racconto, favola anche tu per me. Non si compone una gemma o una perla con maggiore armonia del tuo volto nel sonno, né linea più perfetta si distende delle tue ciglia: nel soffio leggero del tuo respiro risuona l'eco di un mistero di vita in vita venuto dai millenni.
II
Lo so che non puoi portarmi dentro il tuo sonno, bambino mio, ma alla sua bianca ombra fammi riposare: echi di stellari silenzi e di beatitudini lontane mi giungono nel tuo soave respiro. Nella perfetta linea delle tue ciglia la misura, il segno della pace si distende, e nel tuo viso splende incarnata la grazia. Tu non hai udito oggi i rossi segnali d'allarme che percorrono la terra, gli squarci delle grida che inquietano l'orizzonte ormai per me vano confine; e nel silenzio che precede il sonno non hai cercato lungamente un pensiero che spiani le rughe sulla fronte e che distenda sulle labbra la piega amara con cui l'uomo dorme non visto. Insieme alla favola che ti racconto trapassi nel sonno, beato: favola anche tu per me, favola del mondo antica e nuova. Tenera s'allenta la tua mano nel suo tepore buono; mi riconsegna i giochi: domani sarà ancora festa. Protetto di un'aureola di sogni il tuo sonno cammina; dentro il tuo lettino si cullano i desideri dell'umanità più veri; sopra il tuo capo cantano belle le sirene dell'infinito, le stelle.
III
Non c'è veste migliore che s'addica alla tua festa della tua nudità. Più che manto di re sul trono del suo comando, o veste di sposa ch'esca a nozze ti sta bene; una matura mela non si mostra sul ramo più gioconda come la pienezza della tua guancia o la rotondità delle tue membra.
Il tuo corpo si offre in forma di parola.
Poesie sapienti sul crinale di una leggerezza pensosa, segnate anche da un profondo rispetto per quello che l'infanzia ci può insegnare, se soltanto abbiamo l'umiltà di ascoltare. Buona anche la resa delle immagini, in un realismo appena tratteggiato. Vi è forse un gusto un po' classicheggiante nella resa delle metafore, segno evidente di meditate letture che probabilmente hanno contribuito a costruire la poetica di questo (sconosciuto?) autore. Il tutto comunque di tiene insieme con armonia, nelle tre liriche, e rende bene il sentimento di serenità e di leggera pensosità che il poeta prova nel rapporto con l'infanzia (il figlio? il nipote? - ma non importa). Versi delicati, umanissimi, chiari, di buon livello artistico. D. Invernizzi
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