Premio Turoldo 2009 - 8° edizione

           Antonio Fiori

                    


 

La prima poesia allude all’abitazione dell’infanzia, destinata ad ufficio dalle ferrovie dopo il nostro trasloco. Ritornato nell’appartamento dopo tanti anni, ne resto turbato: un ufficio, in particolare, nel mio ricordo, mi riappare ‘cucina’ e rivedo la giovane famiglia di allora, fuori del tempo.

 

Fuori del tempo, in un certo senso, si collocano anche le altre due poesie: quella dedicata  a Fabrizio Pittalis, morto ventiseienne nel pieno della creatività artistica, da me mai conosciuto in vita, col quale immagino un incontro plausibile e desiderato; e l’ultima, che polemizza con lo scientismo e cerca uno sguardo etico e atemporale.

 

 

 

 

 

Le parole pronunciate nel settanta

le puoi sentire nuovamente

nella stanza diventata cucina.

Risenti scorrere la musica di allora

il vento muovere la tenda come prima.

 

Ma la gola all’improvviso brucia

rivedendo tutta la famiglia

in quella luce ormai irripetibile

dove ognuno, eterno, s’assomiglia.

 

Troppo grande adesso la visione

- torni indietro cercando la maniglia.

                                                                                 (inedita)

 

 

A Fabrizio Pittalis

  

Ci siamo conosciuti dentro un verso

sfiorandoci per caso andando a capo

- dicevi che la sillaba è un pretesto

che al poeta nulla gli è vietato.

 

Ed io ingenuo che insistevo

con grandi discorsi sempre intorno

al senso dell’arte che volevo.

 

Invece quel che resta sono i versi

- i testi consegnati alla memoria -

senza davvero esserci mai visti.

 

Sassari - Porto Torres, 18 dicembre 2009

 

                                        (poesia presente in rete su ainsi.wordpress.com)

 

***

  

Credere che il filo possa recidersi

per i progressi scientifici

- canti di sirena in questo tempo infelice.

 

Ma non sarà reciso nessun filo

che sia stato annodato, un giorno

fuori del tempo, con tenerezza

fosse pure al condannato al patibolo

intorno alla testa  - e s’udisse il suo grido.

 

                                                                     (inedita)


 

            

Commenti  Contatta Erga Omnes

 

Quanta nostalgia e quanta verità nella prima poesia, che mi riporta bambina in quella casa che non è più abitata dal nucleo a me più caro, e che resterà incisa nelle carni per sempre …quella musica, quel calore …i primi palpiti, i primi impegni consapevoli.  Sì, – torno indietro cercando la maniglia.– al poeta nulla gli è vietato. Un verso che affonda nella ricchezza della sensibilità di un autore (ho particolarmente apprezzato questo simbolismo), e nel riferire del suo confronto con Fabrizio Pittalis è come se Antonio Fiori prendesse per mano –i testi consegnati alla memoria, quasi un dono, di cui si fa intermediario.

Nella terza, incisiva quanto mai, un canto la forza delle radici a fronte di ogni progresso scientifico.

Meravigliosi versi, per fluidità, per verità fuori del tempo, che si rivelano incredibilmente attuali nel loro intrinseco significato.  Grazie! Una lettura di commozione.  Un caro abbraccio  .  Rina Accardo