Premio Turoldo 2009 - 8° edizione

           Raffaele Floris

                    


 

   

 

 

 

UN VOLO DI FALENE

 

L’estate morirà, semplicemente:

come schiudendo un volo di falene,

quasi che quel profumo di begonie

ci regalasse un po’ di miele amaro.

  

I tigli hanno l’essenza della notte:

come impazzito, il cuore dell’estate

pulsa e stordisce anche la nostra vita,

che si nasconde dietro la tendina.

  

Vorrei fermare il tempo al chiaroscuro

del vespro, all’ombra incerta delle case;

l’estate ha un cuore grande e un fuoco breve:

vorrei che fossi qui, semplicemente.

 

 

 

                    

CHIEDICI LA PAROLA

  

"Non chiederci la parola che squadri da ogni lato

 l'animo nostro informe,” E. Montale, Ossi di seppia

 

Chiedici la parola mentre il fato
marchia le nostre vite a ferro e a fuoco,
lasciaci addormentare a poco a poco
ora che il nostro tempo è consumato.
 

Camminando a tentoni nell'oscuro
vortice, abbiamo contro un vento antico;
aprici l'orizzonte a un volto amico,
accendi un lume in questo chiaroscuro!
 

Svelaci quello che vorremmo dirti,
chiedici la parola mentre andiamo:
finché sarà un pensiero a custodirti,
come in un salmo adesso ti preghiamo.

 

 

 

RIVEDERTI

 

Ora che sei lontana, rivederti

all’improvviso, lieve sui gradini

del tempo che hai sfiorato,  è un’illusione

tenace, un fuoco vivo tra le ombre…

  

Ombre di passi e neve sui sentieri

nell’aria del solstizio; e le parole

tremano dentro! Braci profumate

nell’urna del vespro, a un passo dal nulla.

  

E il nulla ha il volto ardente delle cose:

la vita, il cuore, il tempo, ogni fragranza

segreta, ogni stagione, ogni momento

è ancora lì con te su quei gradini.

 


 

            

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