Premio Turoldo 2009 - 8° edizione

           Sara Fontani

                    


 

Scrivo da diversi anni per necessità. E’ il modo per fermare i ricordi, non tanto quelli “personali” quanto quelli di ciò che vedo all’esterno di me, che mi colpisce e quindi diventa un pezzetto di me. Scrivo spesso in viaggio (nei piccoli viaggi del mio circondario, principalmente tra monti e stazioni) e pur provando a giocare con stili e argomenti noto che le mie poesie sono storie, o parti di esse: i personaggi sono ciò che vedo e che è personificato e pensa e agisce; i luoghi sono tutto; le attese, i cammini, gli sguardi sono ciò che dà il tempo, sia a me che a loro. A me restano (a volte) il punto di vista e la musicalità che ne risulta, impartita da parole che si dettano da sole.

Contatti: sarafontani2[at]virgilio.it

 

 

 

 

 

 

 

Alla neve non interessa che

stanotte

la Befana sia venuta            o no –

la sua indole bambina ha già trovato

il giorno prima

l’evasione sullo scivolo:

la padrona piccola è cresciuta,

l’inverno lo blocca nel prato dove nessuno

passando

lo guarda –

approfittando dei pochi gradi in più

la neve lo ha coperto

ed è scivolata giù

                                                                            

 

* * *

 

 

Nel cielo stirato di fresco

di lana                      oltremare

decine – che dico           migliaia

di buchi di sigarette            incendiano

e spengono il buio,

lontani

Di giorno – un’unica nube biancastra

di gesso da sarti

ripara

dubbiosa

la stoffa bagnata sbiadita

dal sole sui fili

 

* * *

 

 

Ieri una nuvola goffa

ingrassata, pesante seppur

verticale

era un camminatore sperduto

a guardare in alto,

a scacciare          

appendersi

a subire lo zaino e la gobba

e le braccia sordide e brevi

Più avanti – sulle Apuane

il suo gregge idrofilo andava,

e come si sa

come un branco

il gruppo lo lasciò solo.

 


 

            

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