Premio Turoldo 2009 - 8° edizione

           Emilia Fragomeni

                    


 

Elemento comune delle tre liriche presentate è il rapporto tra la natura e la vita, in tutte le sue sfaccettature, e la bellezza assoluta delle cose e dei valori  perduti, da ritrovare.

 

L’armonia è l’obiettivo a cui spesso s’indirizza la vita, un obiettivo che coinvolge il creato, il suo Creatore e le figure o gli elementi che possono essere d’aiuto per raggiungere tale traguardo. E’ l’armonia avvolgente che riesce a ribaltare e superare anche le situazioni problematiche e di dolore con la dolcezza di immagini consolanti, aprendo positive attese di speranza.

 

Sovente l’elemento che sa farsi chiave di volta dal negativo al positivo è il mare, che con la sua immensità diventa emblema dell’apertura alla speranza, elemento di continuità, ma la stessa funzione la svolgono anche altri elementi della natura, come il cielo, la luce, il vento, la vegetazione, soprattutto i fiori con l’acceso cromatismo mediterraneo, ma anche la musica, con l’universalità del suo linguaggio e con i suoi segni immutabili, che divengono tracciati dell’anima in un tempo eterno.

 

 

 

BURRASCA SUL MARE *

 

C’è burrasca sul mare stasera.

Nubi bluastre rotolano ai confini

del cielo. Schiume di onde scendono,

risalgono, rubano  lembi di riviera.

Spruzzi bianchi inondano scogli

corrosi da salsedine che spira

tra dune maestose. Rami di pini 

si piegano, spazzati dal vento che urla.

La natura ci travolge, mulinelli di sabbia,

reti al vento, pesciolini stanchi.

C’è burrasca stasera.

Sul mare e nell’animo in frantumi.

 

Eppure si sente quasi l’eco dell’eterno,

sospeso tra immanenza, trascendenza,

dissolvenza, note vibrate, rovi

pungenti  e scoppi di coscienza.

Bagna il sudore le mani che sfiorano

i tasti con pudore e amore, poi li

straziano con rinnovata passione.

Si schiude il sipario sulle guance

concitate  e sui  suoi occhi,

sempre più accesi e ardenti.

E lui canta i colori della notte

che è stata, del giorno che arriva,

dell’alba che nasce, del tramonto

che muore.

E culla le nenie tenute per anni

nascoste nel cuore, fra le onde

del mare, fra i rami dei  pini,

fra il vento che soffia, nell’ombra

del tempo che avanza e cancella,

trattiene e rifiuta il nuovo e l’antico..

Le dita danno fiato a una voce che suona

e rammenta gli accordi di un tempo…

E il suono si espande, svetta nel mondo,

ponte di note, finestra sul cielo,

soffio di piuma, emozione sublime…

Si espande e si alza oltre il ricordo,

oltre il mistero, oltre le clessidre

di frantumate speranze.

Tende le corde, accarezza la mente

e torna a riempire calici di sogni.

Si schiude sul mare, sul cielo,

sui bianchi gabbiani. E invade  

lo scrigno segreto dell’ anima.

 

C’è burrasca sempre sul mare, stasera.

Ma nel cuore pulsano ora solo  

palpiti di sole e melodie d’amore.

  

*(dedicata a mio figlio, pianista che ha ripreso a suonare dopo un grave incidente alla mano)

    

 

 

IL TRIONFO DEL TEMPO

  

Ora che il giorno chiude la sua pagina,

accompagnando il sole nelle braccia

dell’ombra e più forte echeggiano i venti,

non chiedermi come fu  la nostra vita

un tempo.

 

Fu una sterminata prateria fiorita,

immersa nel vento, dove noi correvamo

a perdifiato per  acchiappare

scintille di dolcezza.

Fu una  porpora accesa, splendente,

una fiamma ardente.

 

Abbarbicati al fuoco di una linfa,

che si scioglieva in atomi di azzurro,

bevevamo dalle labbra del tempo

il miele della gioia, splendente luce

al vivere dei giorni.

Suonavamo corde d’arpe e di violini

da gole profondissime del cuore.

 

Ora noi siamo cieli di pietra,

scricchiolii di fragili foglie,

bacche confuse in balia del vento,

ombre assopite al guinzaglio

di giorni spenti.

 

Un brivido d’ombre  percorre

il raggio che si spegne.

Solo un’eco  resta nel flusso

inarrestabile del tempo.

E noi avanziamo piano, carretti

stremati su pietre antiche, scheggiate.

 

Raccogliamo dai cesti del passato,

sprezzante del dolore che esibiamo,

crudo, una manciata di nostalgie

a celebrare sull’altare delle mani

il triste trionfo del tempo, che,

accovacciato sotto rami di foglie

immobili, respira lento, lento…

  

 

 

NUOVA SOSTA

 

Mentre m’addenso in ombra,

cerco di cogliere la trama della vita.

Inquieto il cuore non si piega al giogo

di spazi angusti o di stretti orizzonti.

E solo dalle alture riesce a cogliere

residui di luce nel velo del crepuscolo,

complice la fugacità delle trasparenze.

Il vento porta via nuvole nere, restituendo

l’azzurro al cielo. Apre spiragli

tra brividi pungenti e dà respiro

all’anima che torna a percepire ansie

e stupori, di favole evocando l’illusione.

E ogni cosa riprende consistenza, s’apre,

s’innalza e scardina dal cuore la fonte

del costante ricercare.

Un’innocenza nuova scava quiete antica

e accende la memoria di frammenti

di immagini vissute, di attimi incantati,

nella falla dei sogni sbiaditi.

E la perennità mi coglie assorta, quasi

sorpresa, nell’espansione intensa della luce,

che ricompone illesa la memoria

e la visione estesa di un limpido orizzonte,

che arresta l’esitare della sosta.

Scorgo l’asperità delle colline

e sulla rupe,  sopra la vastità del vuoto,

una casetta rossa, aperta al vento,

che vela i cespugli selvatici di mistero.

Ritto sopra un dirupo, un cane vigila,

nella fugacità di un brivido di luce.

Lontano il mare canta con voce blanda

leggende o storie vere. Magico effluvio  

emana dagli abissi. Alto, nel cielo,

un volo di gabbiani fende la coltre

d’aria che si stende sul mare, morbida,

leggera, e dolcemente invita a sognare.

E intanto muore dentro l’acqua il giorno.

L’azzurro più non dà tregua. Si ferma l’ora.

Serenità sottile si diffonde nello spessore

denso dell’esistenza.

E io mi arrendo alle fragili trasparenze

di allusioni che mi trascinano oltre il confine

umano della mia essenza.

L’anima si distende e accoglie il fascino

del sole, bevendo dalle labbra del tramonto

intense emozioni.

E in questo crepitare di assonanze guarda

la vita che l’avvolge intorno, accoglie

nuove voci, nuove proposte e dal dirupo

si sporge a nuova sosta, aperta alla speranza.

 


 

            

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