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Premio Turoldo 2009 - 8° edizione Liliana Zinetti
da Due (I giorni del sole fermo) sezione del libro Nel solo ordine riconosciuto, L’Arcolaio di G.Fabbri, 2009
C’è un vento che scuote lamiere, mugghia come un toro irato. Lei conosce lo iato, lei separa un tempo da un tempo (ma mischia il grano al loglio, il sano all’infetto) alza inferriate, uncini di vetro
sfarina la pena mangiatene tutti, questo è il mio corpo
la liturgia del pane, corpo consunto per tornare
a quando erano gli occhi stelle con ancora un cielo
Lei attraversa l’aria e si fa attraversare
da becchi di uccelli furenti
e vuole il cielo e vuole il mare l’assoluto azzurro, lei fata di sortilegi e marzapane lei strega di furori e tempesta
di un corpo sacrificale.
(I viali trasportano lo strazio fin dentro gli alberi, la curva inaspettata con i fiori, cose che pensammo immutabili, andate come sillabe finite prima del dire: la bocca murata del dolore)
Tutto il pane del mondo
Era per il confine, per la pioggia. Soffriva anche la luce, incrinata nell’obliquo raggio di gennaio. Il grano e l’acqua, l’oro lontano dell’estate - un’isola scossa dai venti. Dicevi gelo-neve per coperte e tazze di latte, mentre roteavano bianche lune d’inverno, rami, tam tam di tamburi alle pareti.
Misuravi le distanze rabbrividendo piano tra l’inverno e l’urlo. Dicevi buio-notte per pane e zucchero, di schianto crollava la lancetta dell’ora, il buio freddo sulla nuca sull’acqua delle dita.
Batteva fissa l’ora a nord di ogni cosa, chiedeva la rivolta del sangue, il segno, l’assoluzione.
***
Ci sono stati giorni con la neve sui tulipani a folate la polvere negli occhi e sui fiori tempo dove qualcosa batteva senza fiato. Un graffiare di bestia ai vetri. Abbiamo spezzato il pane e bevuto fino all’ultima goccia la quieta disperazione dei morti. Conficcati nelle mani i vetri dell’aria erano grida.
Le poesie di Liliana sono impeccabili, pulite fino
all'osso, luccicano per forza evocativa e per sobrieta' di linguaggio, nel
loro saper dire con grande essenzialita' dell'umana condizione del
dolore. Una poesia che amo per il suo sussurro senza mai eccessi, per
il lamento pacato, senza mai grida, ma capace di scuotere dentro, di
entrare fino in fondo. Una poesia quasi religiosa per intensita' e
immagini. Bellissimi questi suoi testi. -
daniela Il tuo verso m'attanaglia e mi lascia a sanguinare nel vento: è scheggia di dolore che imperla la carne dell'anima.
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