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Premio Turoldo 2009 - 8° edizione Arnold de Vos
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the flute as it tells a tale,
complaining of Love’s separations. (Jalâl ad-Dîn Rûmî, Masnavî-yi ma’navî I.1)
Non sono né cristiano né musulmano non sono né orientale né occidentale non sono Eva né Adamo non sono corpo né spirito, uomo innamorato di Dio non ho dove stare: sono ebbro ma non di vino, la mia vigna non è in terra né in cielo il mio segno è un non segno è un legno a vento, oboe che sventola la radice tagliata a ruota nel vuoto.
Negli interstizi dell’essere
Negli interstizi dell’essere si pongono le mie nicchie illuminate da statue di corpi belli. Colosseo e cloaca a distanza ravvicinata, solo che io non cammino in questo circo massimo di cui raccolgo le schegge delle statue murate.
Stagliamento
Che sogno, il sonno quando l’abiti fino agli estremi miei lembi: lambiscono la baia della vista facendomi conscio
dell’ampiezza della tua presenza che mi riempie di piene srotolanti il greto, Tagliamento dell’anima. Bagni della tua carne ― l’acqua ―
le barbaforti del mio corpo che l’assorbono, s’inzuppano della melma della tua avanzata
nelle vallate notturne del sonno, sogno che mi sradichi coi refoli i rafani dell’anima.
N.B.- Le poesie No logo, Negli interstizi dell'essere e Stagliamento compariranno nel volume “Stagliamento”, di prossima pubblicazione per i tipi di Samuele Editore (Fanna 2010) con prefazione di Luca Baldoni.
Poeta abbastanza noto, Arnold de Vos è olandese e scrive in varie lingue. Alla nostra ha dedicato parecchie raccolte di versi, sempre più belli nel tempo. In queste tre liriche Arnold affronta tematiche che non sono centrali nella sua poetica (è a mio avviso il miglior poeta erotico italiano, di un erotismo estetico che ci riporta ai versi dei lirici greci e castigatissimo - non, per intenderci, come scrive l'Aretino, che è un poeta pornografico più che erotico). Mi sono chiesto il perché della sua scelta: se avesse presentato tre poesie che sono tipiche delle sue tematiche (a mio parere innovative per la stessa poesia italiana) senza dubbio sarebbe stato notato di più. Ma subito ho pensato che Arnold è un uomo coltissimo e sensibile e che la sua scelta abbia voluto adeguarsi allo spirito Turoldiano, che con l'erotismo aveva poco a che fare. Ma ciò che desta la mia ammirazione è scoprire che queste tre liriche (peraltro la prima squisitamente religiosa) rappresentano un trittico che sta magnificamente "a latere" della sua principale vena poetica, qualcosa che a mio parere farebbe bene a non trascurare, perché è qualcosa di molto alto. Non che Arnold non abbia mai scritto versi del genere, anzi, diverse poesie si potrebbero raggruppare in questo filone, che potremmo dire dell'"essere", e che é strettamente connesso al suo modo di concepire l'erotismo. La terza poesia forse potrebbe essere una sintesi fra le due vene poetiche. E ancora desta la mia ammirazione che, nonostante questo svantaggio che il poeta si è imposto, presenti tre magnifiche liriche, sicuramente fra le migliori che ho letto in questa edizione: asciutte, stringate, essenziali, di tono alto ma non sopra le righe, di emotività intensa e tono di lievissima elegia. C'è davvero da congratularsi. Dario Invernizzi
Concordo con Invernizzi sulla qualità alta di queste poesie, raffinate e dal tono essenziale, misurato. Liliana Zinetti
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