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Premio Turoldo 2009 - 8° edizione Rosario Dipasquale
Sui tetti, come una gatta, la notte si posa.
Ortigia sa stregarmi Ad ogni sera E mi consola
(qui piangere va bene)
Non so distanze da cucire -la terra e il cielo il cielo ed io le mie mani e le tue -mai si sa come abbracciarsi
Non ho lacrime per tornare -un esilio, i ricordi, e sangue sulle tempie, dimenticare-
Dai tetti, come una gatta, la notte mi guarda.
Lontano e flebile è l’amore, e fuori mano mentre si deve comunque comprare il pane Chissà il coraggio, dov’è se saprà ritrovarmi dopo aver cambiato casa
(Che fa l’orizzonte, laggiù in fondo, con gli occhi chiusi?)
Non ho tristezza alcuna da vestire E non ho pensieri che non gravitino su di te
Solo la notte mi resta -accoccolata sui tetti, come una gatta- e sa sorridere con me
*** ***
Quando verrà la tempesta? Una speranza d’annegamento qualsiasi Perché non abbia più a respirare sale
Uno scarto violento dolcissimo (atteso e inaspettato) da questa processione di minuti che distillano solo aggettivi di scarsa qualità (rattoppi su un vestito logoro) in un parto di ripiego nel tentativo di dare un qualche sapore a questa bonaccia che inchioda i miei sensi alla superficie delle cose (con la stessa retorica delle seconde e la stessa insofferenza dei primi la parole si rincorrono come le feste comandate)
-Anche tu, ora, assomigli ad una parola adagiata sul gran mare placido di queste ore sospese, e tranquille, e malate; danzando piano, insieme a tutte le altre, ad un ritmo blando, e svogliato: solo, più bella di tutte le altre, da non potervi staccare l’anima Unico punto di fuga che possa darmi vertigine: balsamo che profumi d’infinito un’intera, interminabile notte di attesa
(simile, la mia esistenza, ad una veglia -Estote parati Contro il sonno che disarticola ragioni e assembla dubbi E abbondando puntini di sospensione i sogni riciclano speranza sdrucciolevole)
Arrivando, infine, Alla forza di pregare Dal profondo
Fino all’alba…
*** ***
Brucia, sgomento cuore, brucia!
Ora che non c’è propriamente bisogno di una guarigione Quanto piuttosto di un sollievo Ora che sulle mie spalle batte pacche amichevoli Uno sconcerto che non sa nemmeno reggersi in piedi E la solitudine torna a cercare la mia mano Come io cercavo la tua
Brucia Quest’ora Approssimata, e densa, Vestita della sua propria stagione Con normalità feroce Scagliata a strali Come a stordire Eppure, senza stordire (non del tutto)
- Solo il tempo di una rabbia piccola sorpresa -
Perché è tutto insignificante, tutto sufficiente a smarrire il senso di quelle poche cose immaginavo lo avessero
Ora che raccontare è fatica al di là di ogni parola E non posso dirli sospesi, questi attimi Non lo sono più, almeno, (mi pare) - Ma sono estranei (ecco, la parola giusta) Nonostante la vaga somiglianza di un tempo che dovrebbe essere mio
Brucia, sgomento cuore, Perché quel che resta è spingersi al limite Lontano da gravità mediocri Per guadagnare quell’unica stoltezza che mi salvi E restituire definitiva dignità a questo disperso destino
Perché la felicità abita i luoghi oscuri che stanno dietro la cortina delle verità
E solo bruciare può far luce
Un poeta molto ambizioso, non c'è che dire: la presentazione esauriente pone subito l'accento su temi forti, cruciali della sua poesia. Mentirei nel dire che la successiva lettura mi ha deluso, perché mi è paicuto e perché ho visto tutta la sofferenza del dover dire, la voglia urgente di doversi esprimere. Questo è di tutto il miglior pregio e il peggior difetto: lo dico con onestà. Infatti si avverte un'incostanza nell'espressione che vizia la struttura, al contrario, studiatissima. E si vede. Faccio un esempio: "Sui tetti, come una gatta, la notte si posa." Verso, quasi un haiku, molto evocativo. Oppure: "E la solitudine torna a cercare la mia mano / Come io cercavo la tua" ... Anche questo un verso (come molti altri) bellissimo. A questo replicano versi meno nobili come: "E abbondando puntini di sospensione / i sogni riciclano speranza/ sdrucciolevole" E ancora: "Ora che sulle mie spalle batte pacche amichevoli". Espressione poco felice, "batte pacche", e oggettivamente cacofonica. Vedo tanta potenzialità in questo poeta e già tanta realtà, concretezza. Il tempo, senz'altro, lo farà cosciente ancor di più dei suoi mezzi espressivi. E allora sarà da apprezzare senza riserva alcuna e da leggere, da ascoltare con molta attenzione. - Giorgio Trevisan
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