|
|
|
***
Costruzione aurorale, mattutina. L’azione cosmetica e primordiale l’attrazione di uno slancio terreno, la meccanica odierna in un intreccio.
Adesso una miscela luminosa plasma l’orlo della mano, lo spazio in un remolino soffice di linee.
Un soffio le investe il fianco sinistro e devia l’emozione d’equilibrio, l’oscillazione modulata nelle forme.
***
Lama che infrange la curva impressa delle spalle. Filamenti arricciati debordano lo spazio della luce sul volto reclinato. L’ingranaggio sulla pagina unta il polpastrello il lieve attrito nel disegno – intermittente.
Divergenza, vibrazione pulsante.
Brilla nelle forme – liberamente un’altra linea è accarezzata, dentro lo schema della sedia, l’aria, lei, l’istante del polso inarcato delimita la vistosa sbandata del gomito, pellicola nell’osmosi tra le due superfici.
Niente come linea
L’emozione del risveglio nella curva, niente linea segmento tra due orli di spazio un cubo di luce precario vibra a due metri dall’occhio acuendo l’oscillazione della palpebra, il tremolio delle ciglia.
Un tempo d’imbarazzo, una battuta scandita, variabile, l’impulsione aurorale resta a stento impigliata e la traccia trattenuta, in un istante casuale, trova rifugio nel punto della trama che le sfugge.
Gianluca d'Andrea, classe 1976 abita a Poggio dei Pini in provincia di Messina
Commenti pervenuti
Il livello stilistico è quasi di buon livello, ma nella prima poesia il
ritmo è troppo spezzettato per i miei gusti...anche se capisco la scelta
stilistica, non posso dire di essere d'accordo...anche la lunghezza del
testo sembra poco idonea, nel senso che sembra manchi qualcosa (ma forse
io cerco troppo la musica nella poesia)
|