Gianluca D'Andrea

                          

   

    

 

***

 

Costruzione aurorale, mattutina.

L’azione cosmetica e primordiale

l’attrazione di uno slancio terreno,

la meccanica odierna in un intreccio.

 

Adesso una miscela luminosa

plasma l’orlo della mano, lo spazio

in un remolino soffice di linee.

 

Un soffio le investe il fianco sinistro

e devia l’emozione d’equilibrio,

l’oscillazione modulata nelle forme.

 

 

***

 

Lama che infrange la curva

impressa delle spalle.

Filamenti arricciati debordano

lo spazio della luce

sul volto reclinato.

L’ingranaggio sulla pagina unta

il polpastrello

il lieve attrito nel disegno – intermittente.

 

Divergenza, vibrazione pulsante.

 

Brilla nelle forme – liberamente

un’altra linea è accarezzata,

dentro lo schema della sedia, l’aria,

lei, l’istante del polso inarcato

delimita la vistosa sbandata

del gomito, pellicola

nell’osmosi tra le due superfici.

 

  

Niente come linea

  

L’emozione del risveglio nella curva,

niente   linea   segmento

tra due orli di spazio

un cubo di luce precario

vibra a due metri dall’occhio

acuendo l’oscillazione della

palpebra, il tremolio delle ciglia.

 

Un tempo d’imbarazzo,

una battuta scandita, variabile,

l’impulsione aurorale

resta a stento impigliata

e la traccia

trattenuta, in un istante

casuale, trova rifugio nel punto

della trama che le sfugge.

 


Gianluca d'Andrea, classe 1976 abita a Poggio dei Pini in provincia di Messina


Commenti pervenuti  


Il livello stilistico è quasi di buon livello, ma nella prima poesia il ritmo è troppo spezzettato per i miei gusti...anche se capisco la scelta stilistica, non posso dire di essere d'accordo...anche la lunghezza del testo sembra poco idonea, nel senso che sembra manchi qualcosa (ma forse io cerco troppo la musica nella poesia)
Nelle altre due poesie il livello stilistico cresce, infatti lo spezzettamento della prima parte è correttamente bilanciato con il finale più libero e melodico.
Nella terza poesia pur essendoci un buon livello stilistico devo dirti di stare attento a non commettere il mio stesso errore: usare sempre le stesse parole. In effetti nelle 3 poesie hai usato "oscillazione", "emozione", "spazio", "luce", "linea" ecc.. questo non è un "errore" ma anche se tre poesie sono poche potrebbe individuare o povertà lessicale (non mi sembra il caso) o (come faccio io) un amore per il suono di alcune parole o di alcune combinazioni di parole e la loro ripetizione in vari scritti C'è inoltre un altro "errore" cioè l'utilizzo bukowskiano dell'andata accapo in poesie che sono basate sulla forza del suono...io avrei preferito un andata accapo più precisa e più a livello di pausa visto che giochi sul ritmo...no?
Ho letto tutte le poesie inserite per il concorso e decisamente posso dire che a livello stilistico sei quello che preferisco...sei pure riuscito a leggere le mie poesie con spirito critico e intelligenza e questo non è da tutti

Un saluto e se vuoi contattarmi puoi farlo liberamente al mio indirizzo: kerouac3001@yahoo.it (che il kerouac non ti confonda: sono in fase disintossico-beatgeneration(poets))
Vincenzo Lombino