Carmen De Mola

                          

    

       

 

 

 

E la vita continua

 

 

E' un insulto questo sole

comparso all'orizzonte di macerie

e di panni stesi ad asciugare

per affermare le ragioni prepotenti

della vita che continua

malgrado gli ammanchi  degli affetti.

 

Sorridono fra calcinacci e  tufi

che nulla hanno potuto contro

l' assalto violento di morte,

un po’ inebetiti  i tuoi peluche,

ignari dell'emergenza di sirene d'ambulanza

e di corse  già perse  contro il tempo.

 

Nelle mani mi brucia  l'attesa delusa

di un ultimo abbraccio sulla soglia di casa.

E con gli occhi torno a cercare  l'incerto oscillare

sulla tua schiena di bimbo,

dello  zaino rigonfio di libri

e il sorriso sornione di chi  non deve

sgranare  più gli occhi sul mondo

  

E ora che non riesco a chiamare

più madre questo lembo amato  di terra

e né posso pensarlo  più  culla per te

che , invertita  la rotta del tuo breve volo di uomo,

ti  consegni alla pace di  nuova dimensione di vita,

urlo a Dio di  rendermi conto  del male che semina al  mondo.

  

E nel silenzio  torno a cercare un ' effigie di Madre

che la croce del figlio inghiottisce fra i brandelli di vita

che sputano pietre e sussulti di terra.

 

 

 

Nel tratto corsivo di giorni

  

Nel tratto corsivo di giorni tracciati

con mano sicura resta provvisorietà

d'azzurro labile d'inchiostro.

 

Prillano come falene abbagliate dai neon,

i nostri giorni irripetibili bolo di telecamere

della bulimia della società delle offerte speciali.

 

Ci umilia il grigiore d'incontri

fra sbadigli di lancette e  pensieri annichiliti

da raucedini di citofoni

 

Ma si stempera nell'attesa dei semafori

il sogno giallo dei girasoli  che libera improvvisa

disobbedienza di cuore.

 

 

E se il vento lacera  in voli di carta

le nostre faticose certezze

intravediamo  altri orizzonti

dietro una porta che improvvisa

si schiude.

 

 

 

Dove t'incontrerò

 

Disperderò al vento

vacuità di parole e

gestualità di convenzioni.

 

Icaro scornato scioglierò

le ali d'orgoglio

della rispettabilità borghese .

 

Forgerò plinti  di nuovo conio

per questa vita che arranca fra gioie

a scadenza fissa di panettoni di Natale

e carità riciclabile in lattine d'alluminio .

 

Mi sottrarrò  agli incanti di sirena

dell'opulenza che celebra

i suoi riti in meste processioni

di auto salmodianti  al clacson

dei semafori sui  nastri  setosi 

degli asfalti d'agosto.

 

Alzerò  finalmente il capo verso il cielo

e troppo alte mi appariranno

le nuvole e ancora stentato

il mio andare miseramente  impigliato

nella sicumere di conti in banca

e nella rassicurante quotidianità

di  liturgie sociali.

  

Ma saprò  trovarti  se ti verrò a cercare

nella  mia stanza più segreta

dove le parole  mai dette

riposano  nel silenzio

come malta  saldata negli interstizi.

 

E l'amore  taciuto  e le carezze

raggelate nelle mani dall'indifferenza

avranno il  calore di pasta

che umilmente  lievita per farsi pane

per il mondo.

 

 


Carmen De Mola è insegnante e risiede a Polignano a Mare (BA)


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