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E la vita continua
E' un insulto questo sole comparso all'orizzonte di macerie e di panni stesi ad asciugare per affermare le ragioni prepotenti della vita che continua malgrado gli ammanchi degli affetti.
Sorridono fra calcinacci e tufi che nulla hanno potuto contro l' assalto violento di morte, un po’ inebetiti i tuoi peluche, ignari dell'emergenza di sirene d'ambulanza e di corse già perse contro il tempo.
Nelle mani mi brucia l'attesa delusa di un ultimo abbraccio sulla soglia di casa. E con gli occhi torno a cercare l'incerto oscillare sulla tua schiena di bimbo, dello zaino rigonfio di libri e il sorriso sornione di chi non deve sgranare più gli occhi sul mondo
E ora che non riesco a chiamare più madre questo lembo amato di terra e né posso pensarlo più culla per te che , invertita la rotta del tuo breve volo di uomo, ti consegni alla pace di nuova dimensione di vita, urlo a Dio di rendermi conto del male che semina al mondo.
E nel silenzio torno a cercare un ' effigie di Madre che la croce del figlio inghiottisce fra i brandelli di vita che sputano pietre e sussulti di terra.
Nel tratto corsivo di giorni
Nel tratto corsivo di giorni tracciati con mano sicura resta provvisorietà d'azzurro labile d'inchiostro.
Prillano come falene abbagliate dai neon, i nostri giorni irripetibili bolo di telecamere della bulimia della società delle offerte speciali.
Ci umilia il grigiore d'incontri fra sbadigli di lancette e pensieri annichiliti da raucedini di citofoni
Ma si stempera nell'attesa dei semafori il sogno giallo dei girasoli che libera improvvisa disobbedienza di cuore.
E se il vento lacera in voli di carta le nostre faticose certezze intravediamo altri orizzonti dietro una porta che improvvisa si schiude.
Dove t'incontrerò
Disperderò al vento vacuità di parole e gestualità di convenzioni.
Icaro scornato scioglierò le ali d'orgoglio della rispettabilità borghese .
Forgerò plinti di nuovo conio per questa vita che arranca fra gioie a scadenza fissa di panettoni di Natale e carità riciclabile in lattine d'alluminio .
Mi sottrarrò agli incanti di sirena dell'opulenza che celebra i suoi riti in meste processioni di auto salmodianti al clacson dei semafori sui nastri setosi degli asfalti d'agosto.
Alzerò finalmente il capo verso il cielo e troppo alte mi appariranno le nuvole e ancora stentato il mio andare miseramente impigliato nella sicumere di conti in banca e nella rassicurante quotidianità di liturgie sociali.
Ma saprò trovarti se ti verrò a cercare nella mia stanza più segreta dove le parole mai dette riposano nel silenzio come malta saldata negli interstizi.
E l'amore taciuto e le carezze raggelate nelle mani dall'indifferenza avranno il calore di pasta che umilmente lievita per farsi pane per il mondo.
Carmen De Mola è insegnante e risiede a Polignano a Mare (BA)
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