|
|
|
NONNA
Ti guardo sorridere ma sei realtà del passato. Con te hai portato via un mondo. Mi assillano inutili perché. Ma è ancora lì un bicchiere. C’è un’impronta. La tua. E ho voluto bere da quello, per ingoiare parte di te. Esploro mucchi di verità. Ancora aleggia qui il tuo respiro. E non ho aperto le finestre per cacciarlo. Respiro il tuo respiro. T’ insinui a molecole nella mia linfa, cucite da bagliori d’eternità. Ci sono i tuoi capelli sulla spazzola. Ho pettinato i miei con quella, e sulla mia testa il profumo della tua. Essenza velata di miele. C’è la tua voce che ancora rimbomba qui, in un angolo di questa città. E ho voluto il silenzio per poterla ascoltare armonia partenopea rosseggiante di allegria. E ho toccato le maniglie delle porte per sfiorare le tue mani col pensiero. Rugose di lavoro di donna. Ho indossato i tuoi vestiti per impregnarmi dell’odore del tuo corpo, quell’essenza di rosa lieve, femminile e vanitosamente tua. E mi chiamano con il tuo nome. Il tuo mondo rivive nel mio. Si perpetua ancora per molto. Sottile parvenza di pensieri che si bruciano, raccolti in un ultimo se… E mi muovo penso parlo vedo sento tocco annuso rido taccio con te in me. Eterne insieme. Eterne con la vita…
STUDEO (HO PASSIONE)
Misture impastate sanguigne, carnali su corde nervose d’amore: passione. Sapore di carta calato nei giorni. Passati. Osmotiche penetrazioni sensibili, di teste bollenti e raziocinanti. Roca la voce del vecchio sbuffata da un foglio socchiuso. Infatuata dal dubbio, mi sbatto cosciente alle spalle consigli. Lo apro, lo sfioro. Infusa in altri perché, affondo infangata nel flusso dei miei pensieri. Quella che dici certezza, sfibra i miei brividi. Mi getto, mi getto… sento la pelle ancora una volta vibrante.
PASQUA 2003
Si consumano alveoli di paglia, serene ustioni della calura. Silenzio. Mi affaccio spaesata ad un pomeriggio imbiancato di luce gravida d’acqua. Sola osservo il paese, mangia. Si consuma tra dolci e tv nel giorno di Pasqua alle tre. Le bestie anch’esse affamate lucertole acchiappano svelte. In lingue ruspanti si parla la gente incallita d’amore. Io ti parlo arrugginita. Con la pelle ti osservo in mezzo al chiasso di oggi, invaso da salsi pensieri, affoghi il vuoto nel cibo, barbaro tra finti civili, professi i tuoi credi arruffati di uomo un tempo ragazzo. Incostante il silenzio riappare, vestito di cori di bestie, rapito da ritmi incoscienti, lo scruto con occhi nervosi. Mi graffio a due passi da te. Batte e ribatte la chiesa, avvolta nell’aria ribelle del tempo che mormora già.
Nunzia De Falco, laureanda in scienze giuridiche, risiede a Salerno
Commenti pervenuti
1. Tra i tre testi (IN CUI HO NOTATO UN IMPEGNATIVO sperimentalismo linguistico) mi sono rivista nella poesia STUDEO (HO PASSIONE). Infatti credo che si riferisca all'amore per i testi antichi, impolverati e troppo vecchi secondo il giudizio dei più giovani, un amore che trova in te fibre di sensualità e disinteresse per questa considerazione corrente (ho letto che sei laureanda, dovresti essere giovane). Controcorrente e affascinata dal dubbio sveli tutti questi tuoi sentimenti con una gradevole "musicalità verbale". - Roberta M.
2. C’è tanto dolore e tanta ignavia sotto questi cieli! Anche la carne, calda e vibrante quando la passione la chiama, a volte si fa tormento e piaga. E anche le passioni si fanno di carta! Ma non bisogna disimparare l’illusione, la resistenza e la speranza. I tuoi versi , qua e là ancora acerbi per stile, ma per la voce compiuta hai tempo, conoscono quanto sopra, lo sospettano e si ritraggono o ancora lo gonfiano di parole. Buona poesia con promesse per essere migliore, per elisione e compressione. Narda Fattori.
|