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Una voce nel vuoto
La stanza vuota, accaldata, lo stridio d’una macchina in frenata, l’ululato di un cane lontano, una voce accorata nel vuoto dispersa;
Vibrano nell’aria inconsueti fragori, rumore di case abbattute, pigolii di passeri smarriti, il grido di Aretusa inseguita.
Dionisio sospettoso ascolta dal grande orecchio gli umori d’un popolo schiavo e leggi detta d’imperio e sudditanza.
Ortigia s’adagia sul suo letto di sale, nell’arena sventolano trofei di gloria, nel mio cuore il caos e segrete emozioni.
Mi riposo allora all’ombra dell’alta Basilica, lacrime sul viso, e Lei col suo limpido sguardo a seguirmi per consolare la mia assenza.
Febbraio 2002
Si frange il mare al mio Boeo e la Sibilla al San Giovanni evoca incerti fantasmi.
La nave al museo, scheletro muto d’eterne fatiche solca acque agitate.
La guerra è vicina, crollate le torri ansia e paura prendono il cuore.
Sgomenta la gente ricorda misfatti, narra di odii soprusi vendette.
Crollate le torri si rimane insicuri, nubi s’addensano sul nostro cammino.
Si teme la guerra, la guerra invisibile, la violenza l’abuso l’orrore il terrore.
Ghigna la Sibilla: “E’ guerra intelligente di stupidi e ricchi di poveri e sciocchi”.
“Ibis et redibis non” romba il cannone sull’altopiano infecondo ma la virgola dove sta?
Sono marinai nostri fratelli (*)
Arrancano sui gradini della scalinata accanto all’arco dei Normanni spossati stanchi quattro fantasmi bronzo battuto in acqua scrosciante due si reggono l’un l’altro sostenendo
Spuntano dal mare con sofferenza non hanno volto sono ombre rose dal vento dal sole bruciate sono superstiti senza mani senza braccia sono naufraghi di mare in tempesta
Hanno percorso rotte infinite superato insidie fatiche lusinghe ora si fermano sulla nostra terra ringraziano Dio e guardano il mare sono marinai nostri fratelli
(*) Monumento di P. Consagra donato a Mazara sua città natale, per commemora re la fatica e i sacrifici della vita del marinaio
Giacomo Giannone vive a Marzara del Vallo (TP)
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