Arnaldo Benatti

                          

    

       

 

 

 

***

 
quattro le pietre
posate dalla guerra
per la mia casa

angoli a vegliare
a reggere il mondo

a nord la prima
fu separazione
taglia la terra

per chi è nato con me
divide gli affetti

di roccia nera
paura le sta di fronte
oscura il cielo

per chi è nato con me
confonde le strade

dolore a est
la pietra maculata
chiude la porta

per chi è nato con me
disperde la memoria

abitudine
una macina liscia
l'ultima pietra

a chi è nato con me
uccide i sogni

restano le mani
a scuotere le pietre
una a una

 

 

 ***


là sulla costa
restano luci fioche
la mia terra

già le spegne il mare
in questa notte fonda

l'ultimo pasto
a cogliere briciole
come formiche

nel suono del motore
rinasce la speranza

davanti a noi
è vuoto l'orizzonte
come un crampo

parole sconosciute
appena un soffio

il braccio teso
segna luci ignote
un'altra terra

 

 

***


cielo d'inverno
uomini senza nome
migrano a nord
 

 


Arnaldo Benatti, cl. 1941, vive ed è attivo a Ferrara


Commenti pervenuti  


Mi piace molto la tua poesia "a rate" e mi piace che tu non abbia messo un titolo:  la guerra non ha titoli!   Se ti dicessi cosa mi è piaciuto la ricopierei ma:  

Fantastico: "a chi è nato con me / uccide i sogni"

E la conclusione: "restano le mani / a scuotere le pietre / una a una"

Dall'inizio alla fine un bel gioco di pietre per descrivere cosa... una guerra.

Alessandro Bacci

 

Arnaldo.....quanto dolore, quanto, in te e nei tuoi bellissimi versi.
Separazione, paura, dolore e abitudine vedo però che non hanno spento il
minuscolo, importantissimo lumicino della speranza....o forse è rabbia,
compressa, condensata e in attesa di esplodere come il magma trattenuto
nelle viscere di un vulcano.
Spero non ci sia in te solo rassegnazione, meglio la rabbia allora, più
vitale, meno "pura sopravvivenza".
Trovo stupendi gli ultimi tre versi, un microcosmo-macrocosmo; in tre righe
un romanzo-fiume immenso come l'imperscrutabile CIELO D'INVERNO.
Complimenti. Beatrice B.B.