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CONTRADA
Quella mano desiderosa d’organze, librandosi nell’aria calda del rorido mattino, coglie l’ortodossia latente del tuo corpo maestoso.
Mi offro al sacrificio, imbevendo di umori il mio cervello e pare che dal baldacchino brumoso nascano arlecchini e giullari
dal ghigno metafisico che intrattengono, con fiotti musicali, il nostro armonico palato.
22/10/03
SCENOGRAFIA
Il diapason novembrino, stillante di gioia, sorprende una cascata di fiori che risuona nella cucina di un dolore impaziente.
Fresca e solenne è la stella mattutina Che s’infrange nell’orbita del tempo.
Le frasi trovano ristoro nei sussulti degli amorini Che danzano sul tuo corpo bronzeo.
La bianca finestra invita i cristalli del sole, ammantati di serica rugiada, a filmare il sepolcro della vita.
Al crepuscolo indosso il mio abito di metafore fermentate E divengo guardiano della tua stanza damascata
20/10/03
ULTIMA SPERANZA
Sorprendimi ancora una volta, scegli i modi e i tempi per farlo. Un abracadabra forgiato dal cuore sarebbe sufficiente, più che sufficiente.
Non m’importa venire a patti con Satana o dimostrare la mia fragile duttilità al Signore. Voglio strabiliare il mondo con sogni imbranati per santificare l’ultima speranza.
Possiedo qualcosa che vorrei darti se solo potessi conoscere l’aurea del coraggio.
Ma temo le mie ombre canterine e scateno nel mio eremo irate tempeste di sangue per restare in equilibrio nel gorgo delle spietatezze.
Ma tu sorprendimi ancora una volta e sarai il petalo del plenilunio d’Oriente. Sorprendimi con tutta la tua fragilità che ha il sapore della pioggia scura
se i miei occhi sono lucidi non sono divelti da lacrime inutili, ma risplendono di riflessi della tua bellezza che crea le giuste distanze fra me e l’ultima speranza.
22/10/03
Andrea Caccamo, cl. 1972, abita ad Avigliana (TO)
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