Andrea Caccamo

                          

    

       

 

 

 

CONTRADA

               

Quella mano desiderosa d’organze,

librandosi nell’aria calda del rorido mattino,

coglie l’ortodossia latente del tuo corpo maestoso.

 

Mi offro al sacrificio, imbevendo di umori

il mio cervello e pare che dal baldacchino brumoso

nascano arlecchini e giullari

 

dal ghigno metafisico che intrattengono, con fiotti musicali,

il nostro armonico palato.

 

 22/10/03 

 

 

 

SCENOGRAFIA

 

Il diapason novembrino, stillante di gioia,

sorprende una cascata di fiori che

risuona nella cucina di un dolore impaziente.

 

Fresca e solenne è la stella mattutina

Che s’infrange nell’orbita del tempo.

 

Le frasi trovano ristoro nei sussulti degli amorini

Che danzano sul tuo corpo bronzeo.

 

La bianca finestra invita i cristalli del sole,

ammantati di serica rugiada, a filmare il sepolcro della vita.

 

Al crepuscolo indosso il mio abito di metafore fermentate

E divengo guardiano della tua stanza damascata

 

20/10/03

 

 

 

ULTIMA SPERANZA

 

Sorprendimi ancora una volta,

scegli i modi e i tempi per farlo.

Un abracadabra forgiato dal cuore

sarebbe sufficiente,

più che sufficiente.

 

Non m’importa venire a patti con Satana

o dimostrare la mia fragile duttilità al Signore.

Voglio strabiliare il mondo con sogni

imbranati per santificare l’ultima speranza.

 

Possiedo qualcosa che vorrei darti

se solo potessi conoscere l’aurea del coraggio.

 

Ma temo le mie ombre canterine

e scateno nel mio eremo irate tempeste di sangue

per restare in equilibrio

nel gorgo delle spietatezze.

 

Ma tu sorprendimi ancora una volta

e sarai il petalo del plenilunio d’Oriente.

Sorprendimi con tutta la tua fragilità

che ha il sapore della pioggia scura

 

se i miei occhi sono lucidi

non sono divelti da lacrime inutili,

ma risplendono di riflessi della tua bellezza

che crea le giuste distanze fra me e

l’ultima speranza.

 

22/10/03

 

 


Andrea Caccamo, cl. 1972, abita ad Avigliana (TO)


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