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1) Terra d'un popolo guerriero.
Aspre e sterili rocce grigie urlanti di venti gelidi e puri incastonate sul ventre degl'irti monti che nutrirono genti austere colme d'onore foreste stridenti di ramarro si genuflettono a valli lacrimanti fiumi dalle fertili mammelle che allattarono bestie e germogliarono frutti per guerrieri di carne ferro e penne d' aquila. Spezzarono l'albero del mio passato ma le radici conoscono il nome della propria Terra...Sannio.
2) La voce severa del tempo.
Vivido raggiante e fulmineo il ricordo di fanciullo di una primavera inaspettata siedo su una pietra intiepidita dall'unico raggio dipinto tra le nuvole trafitte di corvi e rintocchi di campane trepidante attesa di giochi pomeridiani mi profumo la mente di erba e di terra e rilasso i miei pensieri al caldo suono di voci e urla ridenti di compagni ormai vicini. Schiudo gli occhi ed è già il dolce ricordo d'un sogno.
3) L'ultima fermata.
Vagoni di legno di ruggine di sudore vomitarono uomini senza nome vomitarono donne senza più figli vomitarono i figli di quelle madri con in mano gli occhi del terrore e poi ancora cento e mille e mille ancora di quelle madri spogliate dei capelli e coperte di gelo. Uomini vestiti di neve dagli occhi di cenere e le mani sporche di fumo brandirono bastoni e sputarono ordini e poi altri cento e poi mille e mille ancora in fila radenti cani di padroni senza volto che indicarono da che parte si va per morire e poi altri cento e poi mille e mille ancora.
Vincenzo Ciccone, cl. 1972 vive a Carpinone (Isernia)
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