Vincenzo Ciccone

                          

    

       

 

 

1) Terra d'un popolo guerriero.

 

Aspre e sterili

rocce grigie urlanti di venti gelidi e puri

incastonate sul ventre degl'irti monti

che nutrirono genti austere colme d'onore

foreste stridenti di ramarro

si genuflettono a valli lacrimanti

fiumi dalle fertili mammelle

che allattarono bestie e

germogliarono frutti

per guerrieri di carne ferro e penne d' aquila.

Spezzarono l'albero del mio passato

ma le radici conoscono il nome della propria Terra...Sannio.

 

 

2)  La voce severa del tempo.

  

Vivido raggiante e fulmineo

il ricordo di fanciullo

di una primavera inaspettata

siedo su una pietra

intiepidita dall'unico raggio

dipinto tra le nuvole

trafitte di corvi e rintocchi di campane

trepidante attesa di giochi pomeridiani

mi profumo la mente di erba e di terra

e rilasso i miei pensieri

al caldo suono di voci e urla ridenti

di compagni ormai vicini.

Schiudo gli occhi

ed è già il dolce ricordo d'un sogno.

 

3)  L'ultima fermata.

 

Vagoni di legno di ruggine di sudore

vomitarono uomini senza nome

vomitarono donne senza più figli

vomitarono i figli di quelle madri

con in mano gli occhi del terrore

e poi ancora cento e mille e mille ancora

di quelle madri spogliate dei capelli e coperte di gelo.

Uomini vestiti di neve

dagli occhi di cenere e le mani sporche di fumo

brandirono bastoni e sputarono ordini

e poi altri cento e poi mille e mille ancora

in fila radenti cani di padroni senza volto

che indicarono da che parte si va per morire

e poi altri cento e poi mille e mille ancora.

 

 


Vincenzo Ciccone, cl. 1972  vive a Carpinone (Isernia)


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