Emanuela Crevato

                          

    

       

  

 

 

LO STRAPPO NELLA VITA

 

Il silenzio del cuore

non spaventa

nel verde scintillante.

L’urlo silenzioso della natura

colpisce l’anima

come una carezza.

Nessuno prova a scuotere

le argentee gocce di pace

stillanti da tele fatate…

 

Silenzio, rombante

Di suoni sinistri;

terrore, pervaso di muta solitudine

ci accoglierà domani.

Invano, nel cupo ronzio,

cercheremo di ascoltare il battito

del nostro passato.

 

Ritorno, pensando al ritorno,

vivremo le ore e i minuti;

saranno ponte o traghetto

nel tempo,

sinché gli occhi s’allagheranno

d’azzurro e di verde, e,

ancora, selvaggio, nel vento,

risuonerà il canto del bosco.

Allora noi, tuffati nel sordido mondo,

strisceremo fuori dalle nostre spelonche

per unirci al coro.

                                                      

 

 

AUTUNNO A MILANO

 

Ancora stormiscono al vento

i rami di alberi bradi;

e già, questi poveri esseri,

offesi dall’uomo,

mostrano segni di resa.

Son sordi rumori, di foglie cadute,

gli schianti, di qualche castagna,

staccata da ramo e perduta;

sul duro selciato.

Ancora un momento e la dolce stagione,

sarà sopraffatta

dal grigio bagnato di un cielo

che cade a brandelli.

 

 

 

LA MIA VALLE

 

Suoni di antichi silenzi,

sciacquìo di torrenti,

vago tintinnìo di campane,

aggrediscono e uccidono

angosce e tormenti.

La valle del tempo perduto

è assorta nel suo dolce,

perpetuo calore.

Odori, rimasti sospesi nell’anima,

appagano tutti gli olfatti.

Ecco i bambini, ormai anziani,

i giovani, vecchi!

La pace, la gioia d’un luogo

d’infanzia felice…

E volo, insieme alla vita,

lontano da questa mia valle,

fra mille feroci banditi che,

assurdi, rapinano solo i ricordi.

 

 


Emanuela Crevato è nata a Frutigen (CH) nel 1952 e vive a Milano.


Commenti pervenuti  


Ti faccio i miei complimenti, le tue poesie mi hanno regalato una bella immagine, in particolare "autunno a Milano" ha avuto la capacità di esprimere armoniosamente, in poche righe, la triste consapevolezza del rigore della mia città. - Roberta Bernasconi