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LUMINA
Estompate voci se-nalta din Pamantul parfumat, trezite de privirea noptii a carei manta ornata cu mistere unduieste cu vantul intr-un dans magic. Iar muzica celesta a astrilor stralucitori susura dulce despre-ale Universului comori...
Dar dincolo de infinit, din vesnicie, o alta prezenza emana Lumina, mai stralucitoare decat toate, Divina, a carei aurite raze se aseaza lin in calea omului.
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LUCE
Crepitanti voci s'ergono dall’odorosa Terra, risvegliata dallo sguardo della notte; il cui mantello adorno di misteri ondeggia col vento in una magica danza. E le celesti musiche degli splendenti astri sussurrano dolcemente i Tesori dell’Universo...
Ma oltre lo sconfinato, oltre l’infinito, un’altra presenza diffonde la sua Luce, più luminosa delle altre, Divina, cui dorati raggi s’adagiano lentamente sul retto percorso dell’uomo.
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TAINE
Stralucesc dincolo de astrii luminosi, Raspunsurile la misticele intrebari, pe care omul si le pune... mult prea rar. Striga acestea, cu forta, dezvaluindu-si esenta, dar omul nu se mai invredniceste sa le-asculte. Inchis in gandirea lui frivola, se lasa dus de valurile timpului spre propria moarte si se regaseste atunci singur, fara nici o calauza in noua viata, a carei chemari mereu le ignorase.
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MISTERI
Splendon oltre i lucenti astri, le Risposte alle mistiche domande che l’uomo troppo fugace si pone. Urlano queste, con vigore, la loro essenza, ma l’uomo non si degna più d’ascoltarle. Imprigionato nella sua frivole mentalità, si lascia trascinare fra le onde del tempo fino alla sua morte e si ritrova allora solo e senza guida nella nuova vita i cui richiami aveva sempre ignorato.
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AMURG
Coboara pleoapele astrului veghetor; genele sale ating Lumea, usor. Firave licariri ard stins de-acum in departari. Privirea sa apune... Delicat chipul si-l reazama pe valurile muntilor. Pletele sale, cu aur pudrate, sunt leganate de nori trecatori si, in magia-nserarii, cu marea aprinsa se contopesc.
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TRAMONTO
Calano le palpebre dell’astro veggente. Le sue ciglia sfiorano dolcemente il mondo. Assopito suo sguardo all’orizzonte. Fragili spicchi, d'un brillio morente, ardon’ per breve ancor’. Lentamente, il viso appoggia sulle onde dei monti e le sue ciocche d’oro orlate ondeggiano cullate dalle chiare nubi che, nella magia del tramonto, al mare scarlatto si fondono.
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Ioan Daniel Cuculiuc è nato a Bacau, in Romania, nel 1989, da sei anni è in Italia e frequenta la terza media, nonché corsi di violino e pianoforte presso il conservatorio di Perugia. Abita a Sansepolcro
Commenti pervenuti
1.
Devo ammettere che i temi trattati non mi
piacciono, ma che vuoi farci? Eppure hai 12-13 anni e scrivi meglio di
tanti adulti (non scherzo e non esagero).
2. [...] Farei molta attenzione a questi scritti e soprattutto al giovane autore. I temi che egli esprime potranno forse sembrare ingenui, ma non è così: nella seconda poesia ad esempio c'è il tema del nulla, del "grande male" (Turoldo?), svolto con una perizia che già mostra strumenti molto raffinati. Nella terza, a parte qualche cedimento a troppo facili tentazioni di antromorfizzazione (passabile in un autore così giovane) la descrizione del paesaggio è una sottile alchimia di gioco e visione; la prima - consideriamola una preghiera (mi pare che in un concorso dedicato a Turoldo ci stia "ad hoc") - il sentimento dell'infinito, del "Nulla" (ancora Turoldo) mistico è straordinariamente reso, con accenti semplici e per nulla irenici, come a volte capita di leggere in molte poesie religiose (le più difficili, e sono d'accordo con lei *) , da scrivere. Una poesia insomma che tenta, che osa, e non male direi, una dimensione fuori dal tempo storico. Ho fatto due o tre cliccate su Internet con Google, cercando notizie di questo poeta, e posso garantire, per altri che lo vogliano fare, che Ion Daniel riserva non poche sorprese... - Dario Invernizzi *) [si riferisce a un vecchio scritto di G. Lucini - che egli francamente non ricorda]
3. Leggendo i tuoi versi mi colpiscono molto delle immagini istantanee, come in una foto, flash che bloccano l'istante. I"fragili spicchi d'un brillìo morente", le "risposte alle mistiche domande che urlano all'uomo", quasi a volerlo inseguire. Ma l'uomo, umanamente sordo, (scusa il gioco di parole) non ascolta,il suo destino è un altro. Nonostante la drammaticità dell'argomento della tua"Misteri", l'immutata, eterna solitudine umana, la tua poesia non mi incute tristezza, ma una sorta di strano conforto, perchè è una costante ad ogni uomo questa tanto temuta solitudine.Dunque ci sentiamo più vicini per un attimo, tutti partecipi al banchetto. "Ognuno sta solo sul cuore della terra trafitto da un raggio di sole:ed è subito sera"(S Quasimodo). Eva Di Betta e-mail blueva@libero.it
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