Ioan Daniel Cuculiuc

                          

      

 

LUMINA

  

 

Estompate voci

se-nalta

din Pamantul parfumat,

trezite

de privirea noptii

a carei manta ornata

cu mistere

unduieste cu vantul

intr-un dans

magic.

Iar muzica celesta

a astrilor

stralucitori

susura dulce

despre-ale Universului

comori...

 

Dar dincolo

de infinit,

din vesnicie,

o alta prezenza

emana

Lumina,

mai stralucitoare

decat toate,

Divina,

a carei aurite raze

se aseaza

lin

in calea omului.

       

 

 

 

LUCE

 

 

Crepitanti voci

s'ergono

dall’odorosa

Terra,

risvegliata

dallo sguardo

della notte;

il cui mantello

adorno di misteri

ondeggia col vento

in una magica danza.

E le celesti musiche

degli splendenti astri

sussurrano

dolcemente

i Tesori dell’Universo...

 

Ma oltre

lo sconfinato,

oltre l’infinito,

un’altra presenza

diffonde

la sua Luce,

più luminosa

delle altre,

Divina,

cui dorati raggi s’adagiano

lentamente

sul retto percorso

dell’uomo.

 

 

 

TAINE

 

 

Stralucesc

dincolo

de astrii luminosi,

Raspunsurile

la misticele intrebari,

pe care omul

si le pune...

mult prea rar.

Striga acestea,

cu forta,

dezvaluindu-si esenta,

dar omul nu se mai invredniceste

sa le-asculte.

Inchis

in gandirea lui frivola,

se lasa dus

de valurile timpului

spre propria moarte

si se regaseste atunci

singur,

fara nici o calauza

in noua viata,

a carei chemari

mereu le ignorase.

 

 

MISTERI

  

 

Splendon

oltre

i lucenti astri,

le Risposte

alle mistiche domande

che l’uomo

troppo fugace

si pone.

Urlano queste,

con vigore,

la loro essenza,

ma l’uomo non si degna più

d’ascoltarle.

Imprigionato

nella sua frivole mentalità,

si lascia trascinare

fra le onde del tempo

fino alla sua morte

e si ritrova allora

solo

e senza guida

nella nuova vita

i cui richiami

aveva sempre ignorato.

 

 

AMURG

 

 

Coboara

pleoapele astrului

veghetor;

genele sale

ating Lumea,

usor.

Firave licariri

ard stins

de-acum

in departari.

Privirea sa

apune...

Delicat

chipul si-l reazama

pe valurile muntilor.

Pletele sale,

cu aur pudrate,

sunt leganate

de nori trecatori

si, in magia-nserarii,

cu marea aprinsa

se contopesc.

 

 

TRAMONTO

 

 

Calano

le palpebre

dell’astro veggente.

Le sue ciglia

sfiorano dolcemente

il mondo.

Assopito

suo sguardo

all’orizzonte.

Fragili spicchi,

d'un brillio morente,

ardon’ per breve ancor’.

Lentamente,

il viso appoggia

sulle onde dei monti

e le sue ciocche

d’oro orlate

ondeggiano cullate

dalle chiare nubi

che, nella magia del tramonto,

al mare scarlatto

si fondono.

 

 


Ioan Daniel Cuculiuc è nato a Bacau, in Romania, nel 1989, da sei anni è in Italia e frequenta la terza media, nonché corsi di violino e pianoforte presso il conservatorio di Perugia.  Abita a Sansepolcro


 

Commenti pervenuti  


1.

Devo ammettere che i temi trattati non mi piacciono, ma che vuoi farci? Eppure hai 12-13 anni e scrivi meglio di tanti adulti (non scherzo e non esagero).
Il rumeno non lo conosco quindi non posso sapere se sei ancora più bravo, ma la traduzione in italiano (pur essendo una traduzione) è scritta bene.  - Vincenzo Lombino

 

2.

[...] Farei molta attenzione a questi scritti e soprattutto al giovane autore.  I temi che egli esprime potranno forse sembrare ingenui, ma non è così: nella seconda poesia ad esempio c'è il tema del nulla, del "grande male" (Turoldo?), svolto con una perizia che già mostra strumenti molto raffinati.  Nella terza, a parte qualche cedimento a troppo facili tentazioni di antromorfizzazione (passabile in un autore così giovane) la descrizione del paesaggio è una sottile alchimia di gioco e visione; la prima - consideriamola una preghiera (mi pare che in un concorso dedicato a Turoldo ci stia "ad hoc") - il sentimento dell'infinito, del "Nulla" (ancora Turoldo) mistico è straordinariamente reso, con accenti semplici e per nulla irenici, come a volte capita di leggere in molte poesie religiose (le più difficili, e sono d'accordo con lei *) , da scrivere.  Una poesia insomma che tenta, che osa, e non male direi, una dimensione fuori dal tempo storico.  Ho fatto due o tre cliccate su Internet con Google, cercando notizie di questo poeta, e posso garantire, per altri che lo vogliano fare, che Ion Daniel riserva non poche sorprese...  - Dario Invernizzi

*) [si riferisce a un vecchio scritto di G. Lucini - che egli francamente non ricorda]

 

3.

Leggendo i tuoi versi mi colpiscono molto delle immagini istantanee, come in una foto, flash che bloccano l'istante. I"fragili spicchi d'un brillìo morente", le "risposte alle mistiche domande che urlano all'uomo", quasi a volerlo inseguire. Ma l'uomo, umanamente sordo, (scusa il gioco di parole) non ascolta,il suo destino è un altro.

Nonostante la drammaticità dell'argomento della tua"Misteri", l'immutata, eterna  solitudine umana, la tua poesia non mi incute tristezza, ma una sorta di strano conforto, perchè è una costante ad ogni uomo questa tanto temuta solitudine.Dunque ci sentiamo più vicini per un attimo, tutti partecipi al banchetto. "Ognuno sta solo sul cuore della terra trafitto da un raggio di sole:ed è subito sera"(S Quasimodo).

Eva Di Betta     e-mail blueva@libero.it