quasi sera
è quasi sera e viviamo
ancora
poi la strada ci insegue
dentro una cantina ci
inebria
accolta dagli agguati di
luna
c’è un diritto di vita
nel sangue
Eufrate
qualcuno ha perduto le
orme
corpi si abbracciano nel
fiume
passi segreti
Restano le parole nuove
che non escono dal
calice
bandiere scritte dai
sogni
l’emozione diventa neve
il grido si alza lento
vuole pace e fieno
trema la montagna e
parla
il sole è ancora freddo
e non voglio un altro
inverno
attendo i fiori gialli
dal silenzio
grande orto della terra
dura
come i suoni e la
memoria
i segni perdono le
parole
sono versi lunghi e
rari, occhi
chiusi dagli orgogli
nelle ombre abbiamo voce
siamo poeti di case
libere
osti senza domande,
Terra senza profeti
sera quasi dritta con
te, paura
aria di valle aurina
brucia il mondo delle
fate
asfaltigiornali
inizia nell’asfalto
delle strade
dentro città lontane
dalle siepi
è la guerra dei
teleserali
del petrolio & calimero
e facce belle di
gioielli e polli
passo l’autostrada
nella finta primavera
lombarda
al tramonto si
attraversa il ponte
sulla fila di fumo e
auto
due quartieri divisi
dal muro di lamiere in
coda
gomme e acciai leggeri
auto e cuori blindati
autoblindati
nell’asfalto di Baghdad
sale nell’aria della
sera
case che si guardano
nello stesso rumore
armi che costano più di
anelli
per donne che si
guardano sole
dai balconi non sentono
non possono più parlare
è l’ora del ritorno
a casa dai telegiornali
si arriva così in città
passando per un cimitero
di gente ancora viva
tutto corre e si
consuma
il cielo l’alba e il
sangue
l’arma contro il volto
del giovane d’oriente
sotto un sole grande e
forte
che cala rosso ogni sera
dietro la città di altre
luci
dietro tutte le città
del mondo
cambiamo e roviniamo
veleni mortali nel cuore
urbano
si respira aria di
america
e questo è già la guerra
l’incanto resta in alto
nei boschi del disgelo
la neve si fa acqua
e cresce muschio nuovo

Paolo De Martin è assessore alla cultura italiana al Comune di
Brunico (Bz), dove vive e svolge la professione di architetto.

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