Alessandro Fanfani

                          

    

       

 

 

I MOSTRI DEI SOGNI

 

Un mondo incontinente

che urina sangue

vomitando disperazione

in ogni putrido vicolo

cieco di rabbia

gravido di rancore

avvolto nella tenebra

nero manto d’oscurità.

 

I cannoni sparano

gli uomini muoiono

petroliere che partoriscono

in mare aperto

liberando la loro placenta

nera ed oleosa

che strangola la vita

e dona la morte.

 

Cani pazzi

che girano su se stessi

mordendosi la coda

alberi agonizzanti

che tendono scheletrici rami

come adunche dita

verso un sole

pallido e disperato.

 

Si risvegliano

i mostri dei sogni

antichi demoni sepolti

nella nostra mente

si nutrono

del nostro odio

inquinano

la nostra anima.

 

 

 

SETTEMBRE

 

Settembre è il mese

del sole pallido

ormai l’Africa è

un ricordo lontano

l’ingranaggio

è tornato a girare

avvolgendomi

tra le sue spire d’acciaio.              

 

Tutto cambia pelle

come un serpente

le cose si trasformano

dietro un grigio sipario

ed il freddo alito

non tarderà

il vento presto tornerà

a sferzare il mare.

 

Io ho salpato

verso orizzonti lontani

solcando mari

che nessuno ha mai navigato

cercando risposte

alle mie domande

certo che la risposta

è e sarà sempre una sola.

 

Il breve attimo della vita

annega

soccombe ai flutti

d’una oceanica eternità

mentre l’albero perde

le sue foglie

e le radici si seccano

il rito si è concluso.

 

Settembre è il mese

dei ripensamenti

i pensieri battono

come martelli

nella mia mente

il sole pallido sta morendo

e nel suo crepuscolo

vola via la mia anima.

 

 

 

PIEDISTALLO D’ARGILLA

 

La nebbia del passato

si sta diradando

da essa escono

mille ricordi

quanti mostri

chiusi nell’armadio

occhi rossi

nella notte.

 

Pensieri perduti

in antri scuri

della mente

che affiorano

divorandomi l’anima

immagini sbiadite

incubi notturni

che vomitano paura.

 

Il tormento mi divora

come un tarlo impazzito

che scava a fondo

fino al cuore

e la vita diventa

caos urlante

e la fede vacilla

sul piedistallo d’argilla.

 

Ho perduto la vista

guardando la pazzia

ho perduto l’udito

ascoltando il silenzio

ho perduto la voce

urlando alla tenebra

ho trovato la morte

nelle sabbie del tempo.

 

 


Alessandro Fanfani, vive e lavora a Pesaro


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