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"Credere nell'eternità è come credere nella tortura. L'eternità è inumana, prevaricatrice, folle, tirannica. Il paradiso dei mostri dal perpetuo respiro, i viziosi dell'Essere, quelli che pensano a perpetuarsi e non sanno accogliere in sé il dolce sigillo dell'Effimero... Solo ciò che si consuma è degno di essere vissuto "
Queste parole pronunciate dal profeta agonizzante mi restarono impresse a fuoco nel cuore. La verità della vita è la morte, una vita senza morte è una vita falsa, a queste conclusioni sono arrivato. La figura di Cristo mi emoziona fino alla crocifissione, ma la resurrezione è stato un errore imperdonabile.
" Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? " Questo è un grido disperato, sublime, meraviglioso. Il Santo Sepolcro è invece il luogo della menzogna. Tre giorni di morte, la morte del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.Tre giorni e poi la promessa di una vita eterna, la promessa di una condanna senza scampo.
Ho vissuto nella purezza dei sensi, nella spettacolare evoluzione della carne, ho camminato a schiena eretta, ma ora, nel giorno del Giudizio, voglio restare disteso, sotto il soffice manto erboso, lontano dallo stridore acuto delle trombe, felice d'essere un mucchietto di polvere... Io sono l'uomo che rinuncia all'Eterno, sono l'uomo vero.
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A un rivolo d'agonia sono giunto, spinto da una sete celestiale. Il cuore in una gola di tenebre. Le mani racchiuse in gesti di pietra.
Col diamante grezzo della mortalità ferisco le parole del Lupo, di colui che mi accusa di intorbidare la sorgente. Agnello sacrificale dell'effimero...
La mia vita è un cieco splendore, una ferita che non teme l'aridità nè il sangue. Morire al di qua del cielo, con l'orizzonte incuneato nelle fessure della Speranza.
Questo il mio credo invincibile, il sogno.
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L'artiglio dell'aquila nel cuore impazzito della lepre.
Estasi dell'altitudine, agonia celeste...
La trappola della vita en plein air.
Riccardo Farina, ha 34 anni, laureato in filosofia, abita a Milano
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