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METEMPSICOSI I
Piegate nei segni rapite a libbre d’acqua congiunte versano in strane rive nell’errare perfetto mute d’alberi e braccia e sacre ore. Neppure le chiome incontrano i rintocchi è un canto da sussurrare da volgere ai luoghi: i corpi hanno gli stessi volti lo stesso vigore nei fianchi.
Abbordano, con navi in fiamme una spuma di legni e di vele approdano a stive coperte eludendo le forme. Per archi a sesto acuto e per viscere di pietra a fatica ancora in volo sorvolando la città solenne.
II
Nessuno dorme sui monti non freme l’aria tra i rami accanto al fiume sotto il grande olmo attendo in silenzio. Voglio respirare l’ombra che giace sepolta tra i germogli voglio aprire gli occhi per cogliere i gesti nascosti le parole disperse fievoli suoni nel tempo a trasportare fardelli di giada, e le sepolte frasi riscoprire e sorsare fragili spettri di vetro tra bagliori neri e chiari di vivi incoscienti. Il fusto antico sovrasta pietrificato scrigno di menti disegna profili inconsueti ossute dita puntate alla luna: non è scrutare, è offrirsi tessere la notte di vento a carpire i rumori e le grida di un posto che vive mentre gli echi del passato sussultano.
TITOLI DI CODA
Una quiete slegata con cura un odore bruno di porto, un sipario di corde e calate di rumori di vento e cortili, la nuca accarezzata da ninnoli di suoni e un sogno rannicchiato a labbra accorte: così il vento randagio prende il volo, in un cielo che scrive la sua amorosa notte in un lontano ballo di borgata. Nelle sere che segnano il salso e il canto degli approdi nell'ora che tiene immobile la luna e che ripara nei bicchieri parlami di te, del tuo trucco di zingara della tua sete acerba e del tuo fiore, parlami di te a passi accorti, del sapore di mirto e ciliegio delle sere di un ottobre sguarnito dentro un cavo di giunchi e ginestre, parlami di noi del nostro cuore, dell’ansia impalpabile dei polsi: una notte di gufi imbrigliati un sapore di terra tra le gote e il tratto più raro del cielo nelle pieghe del viso. Accade, per caso tra noi.
Giorgio Fàvaro , cl. 1958, è medico e vive a Torino.
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