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Mani di donna
Fili di ragnatela nel rosso della sera. Cedono, arrese, rabbia e speranze. Su inutili attese cala bugiardo il tramonto.
Spezzano la notte mani di donna. Corrono abili dita, sfiorano trama ed ordito. Bava di ragno s’avvolge a sogni e paure finché resta, a dar luce, un gomitolo, una piccola luna.
Lontano
Lontano una spirale di fumo s’innalzava. Aveva fiamme all’interno. Si è piegata, furiosa, come una tromba d’aria. L’ho sentita arrivare crepitando, spargendo a caso fuoco sulla terra. Io fuggivo. Sognavo.
Una foto è bastata a ricordare. Una sfocata e bianco-nera immagine di giornale. Quasi correva una mamma con quattro bambini. Dietro, un poco a distanza, seguiva una donna più anziana. Il fotogramma ha bloccato piedi scalzi pronti ancora a fuggire, occhi enormi, stupiti, smorfie come di pianto sui visi. Accanto, stretto, un fagotto. Ciò che rimane. “RITORNO A CASA” diceva il giornale “Almeno voi siete vivi” ho pensato, ma la foto parlava, più del mio sogno strano. Raccontava paura ed orrore. Riproponeva, oscura, l’antica domanda nel cuore di ogni uomo sopita. “La morte, la vita colpiscono a caso?”
La tavola imbandita
Si stendeva la tavola imbandita in un immenso parco. Perfetta “mise en place”. Tutti impettiti nell’abito buono, attorno, strani tipi dai volti cancellati. Su piatti stracolmi di cibo ronzavano mosche insistenti. Volavano, a scatti, bianche farfalle ed uccelli, tanti piccoli uccelli s’azzardavano, in brevi voli radenti, a carpire microscopici avanzi. Avevo piume e becco anch’io. Inebriato da profumi e aromi ho posato le zampe allo schienale tornito d’un sedile vuoto guardando quelle strane ali abituate a usare con destrezza punte di ferro e rilucenti lame. Ho visto poi spezzare il pane e, con un rapido gesto, sgombrare la tovaglia da fastidiose briciole. Ancora per un giorno vinta è la battaglia per la vita da un’improvvisa schiera di esseri spuntati da ogni dove. E, mentre sulla mensa rimbalzavano parole e parole… disarmonici suoni, ho aperto il becco a un canto che avevo chiuso in gola.
Annalisa Macchia è insegnante di lingua francese e abita a Firenze.
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