Annalisa Macchia

                          

    

 

       

 

 

Mani di donna 

 

Fili di ragnatela

nel rosso della sera.

Cedono, arrese,

rabbia e speranze.

Su inutili attese

cala bugiardo il tramonto.

 

Spezzano la notte

mani di donna.

Corrono abili dita,

sfiorano trama ed ordito.

Bava di ragno s’avvolge

a sogni e paure

finché resta, a dar luce,

un gomitolo,

una piccola luna.

 

 

 

Lontano

  

Lontano

una spirale di fumo s’innalzava.

Aveva fiamme all’interno.

Si è piegata, furiosa,

come una tromba d’aria.

L’ho sentita arrivare

crepitando,

spargendo a caso

fuoco sulla terra.

Io fuggivo. Sognavo.

 

Una foto è bastata a ricordare.

Una sfocata e bianco-nera immagine

di giornale.

Quasi correva una mamma

con quattro bambini.

Dietro, un poco a distanza,

seguiva

una donna più anziana.

Il fotogramma ha bloccato

piedi scalzi

pronti ancora a fuggire,

occhi enormi, stupiti,

smorfie come di pianto

sui visi. Accanto,

stretto, un fagotto.

Ciò che rimane.

“RITORNO A CASA”  diceva il giornale

“Almeno voi siete vivi”  ho pensato,

ma la foto parlava,

più del mio sogno strano.

Raccontava paura ed orrore.

Riproponeva, oscura,

l’antica domanda

nel cuore di ogni uomo

sopita.

“La morte, la vita

colpiscono a caso?”

 

  

 

La tavola imbandita

  

Si stendeva la tavola imbandita

in un immenso parco.

Perfetta “mise en place”.

Tutti impettiti nell’abito buono,

attorno, strani tipi

dai volti cancellati.

Su piatti stracolmi di cibo

ronzavano mosche insistenti.

Volavano, a scatti, bianche farfalle

ed uccelli, tanti piccoli uccelli

s’azzardavano, in brevi voli radenti,

a carpire microscopici avanzi.

Avevo piume e becco anch’io.

Inebriato da profumi e aromi

ho posato le zampe allo schienale

tornito d’un sedile vuoto

guardando quelle strane ali

abituate a usare con destrezza

punte di ferro e rilucenti lame.

Ho visto poi spezzare il pane

e, con un rapido gesto, sgombrare

la tovaglia da fastidiose briciole.

Ancora per un giorno vinta

è la battaglia per la vita

da un’improvvisa schiera

di esseri spuntati da ogni dove.

E, mentre sulla mensa

rimbalzavano parole e parole…

disarmonici suoni,

ho aperto il becco a un canto

che avevo chiuso in gola.

 

 

Annalisa Macchia è insegnante di lingua francese e abita a Firenze.