Luca Dell'Omo

                          

    

 

 

 

 

 

DI UN POETA IN UN CONVEGNO LETTERARIO

(Université Catholique de Louvain, 13/12/03)

 

Si alza dalla prima o dalla seconda

fila vicino alla signora in nero

in grigio nei capelli con la faccia

semiabbozzata a un sorriso ma morbido

e camminando leggero per peso

per passo per movimento della testa

già proiettata in parole ora siede

sul palco sempre ciondolando la testa

come dopo aver aspettato troppo

e con la bocca ormai piena

con moto flessuoso della lingua

con buona voce calma riflessa

riflessiva parla del perché del per come

di ieri e ieri l’altro e le parole

sembrano arrivare da lontano dall’alto

per affermare il contrario di tutto

come le cose evidentemente unicamente vere

cioè che ogni cosa purtroppo è

ma solo nel suo rovescio

che la poesia è stata una stagione

oramai che sfiorisce dell’umanità

e che l’eterno non è in ciò che dura

ma in quello che mai fu e

«mi allontano a velocità fantastica –

sembra dire – se non altro, da sirene, da mostri,

da chimere:»

 

****

 

Io parlo perché sono stanco.

E fuori va piovendo

e si sciolgono le mie parole

pensando all’acqua.

Un topo sta salendo sul mio tavolo.

 

Ora mi rosicchia un dito

che è già quasi completamente mangiato.

Fermarlo non avrebbe più senso.

Lo guardo e lo lascio fare

purché non se ne vada

 

 

IONA, 1994

 

Nel pomeriggio

è più solitario e deserto

il piccolo camposanto

dell’isola.

Qui giace una ragazza

di cui non ricordo né il nome

né quello che non seppi mai;

ma un vento leggero

doveva esserci quel giorno

tra l’erba

che veniva dall’acqua del mare

distante pochi passi.

Deduco solo che

fu sottratta al suo tempo

mentre correva.

Una pietra e una croce di ferro

è tutto quanto oggi rimane

in un piccolo cimitero

scozzese.

Mentre il sole batte sui sassi

del monastero di San Colombano

noi stanchi sull’erba guardiamo per aria.

  


Luca Dell'Omo, nato a Ferentino (FR) nel 1972, dove vive e lavora. È laureando in Architettura presso l’Università “La Sapienza” di Roma.


Commenti pervenuti