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DI UN POETA IN UN CONVEGNO LETTERARIO
(Université Catholique de Louvain,
13/12/03)
Si alza dalla prima o dalla seconda fila vicino alla signora in nero in grigio nei capelli con la faccia
semiabbozzata a un sorriso ma morbido
e camminando leggero per peso per passo per movimento della testa già proiettata in parole ora siede
sul palco sempre ciondolando la testa
come dopo aver aspettato troppo e con la bocca ormai piena con moto flessuoso della lingua con buona voce calma riflessa riflessiva parla del perché del per come di ieri e ieri l’altro e le parole sembrano arrivare da lontano dall’alto per affermare il contrario di tutto come le cose evidentemente unicamente vere cioè che ogni cosa purtroppo è ma solo nel suo rovescio che la poesia è stata una stagione oramai che sfiorisce dell’umanità e che l’eterno non è in ciò che dura ma in quello che mai fu e «mi allontano a velocità fantastica – sembra dire – se non altro, da sirene, da mostri, da chimere:»
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Io parlo perché sono stanco.
E fuori va piovendo
e si sciolgono le mie parole
pensando all’acqua.
Un topo sta salendo sul mio tavolo.
Ora mi rosicchia un dito
che è già quasi completamente mangiato.
Fermarlo non avrebbe più senso.
Lo guardo e lo lascio fare purché non se ne vada
IONA, 1994
Nel pomeriggio
è più solitario e deserto
il piccolo camposanto
dell’isola.
Qui giace una ragazza
di cui non ricordo né il nome
né quello che non seppi mai;
ma un vento leggero
doveva esserci quel giorno
tra l’erba
che veniva dall’acqua del mare
distante pochi passi.
Deduco solo che
fu sottratta al suo tempo
mentre correva.
Una pietra e una croce di ferro
è tutto quanto oggi rimane
in un piccolo cimitero
scozzese.
Mentre il sole batte sui sassi
del monastero di San Colombano
noi stanchi sull’erba guardiamo per aria.
Luca Dell'Omo, nato a Ferentino (FR) nel 1972, dove vive e lavora. È laureando in Architettura presso l’Università “La Sapienza” di Roma.
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