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UN MONTE DELLA VALTELLINA
Da mille e mille anni, su quell ‘impervie, rocciose pareti s’inerpicano quegli alti e maestosi abeti; fino lassù; dove le verdi chiome protese alle sconfinate profondità del firmamento, s’inchinano al perenne ringhiar del vento. La montagna; luogo incantato dell ‘eterna congiunzione fra l ‘anelito della vita e il mistero del creato. Mentre nell’ombra fresca del bosco, sprazzi di sole fanno brillare gocce di rugiada intente al loro lento svaporare, e un sommesso stormir di fronde evoca misteriose voci di fate; quando nei boschi vivevano le fate. Il canto lontano d 'un uccello; lo sciabordare d 'un fresco ruscello che s’acconcia al suo antico letto, in cui affiorano rocce erose dal perenne fluir dell ‘acque, fra le tortuose sponde erbose. Limpide acque che nel festoso rotolare fra i ciottoli e le asperità sparse sul loro impervio andare, corrono baldanzose e allegre a raccontare la loro lunga storia, racchiusa nella spumeggiante memoria; a raccontare la poesia del loro diuturno tornare, e a quel vecchio fiume rammentare che nel suo lento e pensoso sciabordare, pur sorridendo, le porti fino al mare.
IL VECCHIO DELLA MONTAGNA
Un vecchio montanaro canuto e bianco s'accosta col suo inceder stanco, fino a che me lo trovo a fianco.
Viene per quel sentiero, lento e tremebondo, e par che sulle curve spalle porti il peso di tutte le gioie e i dolor del mondo.
Forse è il peso delle tante storie che traboccano dal paniere delle sue antiche memorie.
Nel suo andare volge gli occhi spenti a guardar le rocciose vette dove ringhiano furiosi i venti.
Forse nel suo pensier velato, già vede le viole s’un erboso prato, rutilanti nel fulgor del sole, fra quelle maestose, rupestri crode.
Quel vecchio prosegue nel suo faticoso andare, fino lassù, quando alla vista scompare nella foschia chiara e leggera d'un solare mattin di primavera.
Forse è alla fine d'un lungo viaggio che s'è compiuto in quel luminoso mattin di maggio.
Forse è una storia della fantasia; forse è una storia vera, fatta di pietre, rovi e di poesia.
MAGIE D’INVERNO
Fiocchi di neve dal grigior del cielo.
Fiocchi di neve sui monti e le brughiere.
Fiocchi di neve sul tetto d’una pieve;
quella che vedevo da bambino.
Candidi fiocchi su quel trenino,
che girava e girava davanti al camino;
che correva e correva fra i sogni d’un bambino.
Candidi fiocchi su lontani ricordi;
i ricordi d’un bambino, che talvolta ritorna; mi torna vicino.
Giovanni Du Jardin, è un imprenditore in pensione che abita a Osio di Sotto (BG)
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