Giovanni Du Jardin

                          

    

    

 

UN MONTE DELLA VALTELLINA

 

Da mille e mille anni,

su quell ‘impervie, rocciose pareti

 s’inerpicano quegli alti e maestosi abeti;

fino lassù; dove le verdi chiome protese

alle sconfinate profondità del  firmamento,

s’inchinano al perenne ringhiar del vento.

La montagna; luogo incantato

dell ‘eterna congiunzione

fra l ‘anelito della vita

e il mistero del creato.

Mentre nell’ombra fresca del bosco,

sprazzi di sole fanno brillare

 gocce di rugiada intente

al loro lento svaporare,

e un sommesso stormir di fronde

evoca misteriose voci di fate;

quando nei boschi vivevano le fate.

Il canto lontano d 'un uccello;

lo sciabordare d 'un fresco ruscello

che s’acconcia al suo antico letto,

in cui affiorano rocce erose

dal perenne fluir dell ‘acque,

fra le tortuose sponde erbose.

Limpide acque che nel festoso rotolare

 fra i ciottoli e le asperità

sparse sul loro impervio andare,

corrono baldanzose e allegre

a raccontare la loro lunga storia,

racchiusa nella spumeggiante memoria;

a raccontare la poesia

del loro diuturno tornare,

e a quel vecchio fiume rammentare

che nel suo lento e pensoso sciabordare,

pur sorridendo, le porti fino al mare.

 

 

 

IL VECCHIO DELLA MONTAGNA

 

Un vecchio montanaro canuto e bianco

s'accosta col suo inceder stanco,

fino a che me lo trovo a fianco.

 

Viene per quel sentiero,

lento e tremebondo,

e par che sulle curve spalle

porti il peso di tutte le gioie

 e i dolor del mondo.

 

Forse è il peso delle tante storie

che traboccano dal paniere

delle sue antiche memorie.

 

Nel suo andare volge gli occhi spenti

a guardar le rocciose vette

 dove ringhiano furiosi i venti.

 

Forse nel suo pensier velato,

 già vede le viole s’un erboso prato,

rutilanti nel fulgor del sole,

fra quelle maestose, rupestri  crode.

 

Quel vecchio prosegue nel suo faticoso andare,

fino lassù, quando alla vista scompare

nella foschia chiara e leggera

d'un solare mattin di primavera.

 

Forse è alla fine d'un lungo viaggio

che s'è compiuto in quel

 luminoso mattin di maggio.

 

Forse è una storia della fantasia;

forse è una storia vera,

fatta di pietre, rovi e di poesia.

 

 

 

MAGIE D’INVERNO

 

Fiocchi di neve

dal grigior del cielo.

 

Fiocchi di neve

sui monti e le brughiere.

 

Fiocchi di neve

sul tetto d’una pieve;

 

quella che vedevo

 da bambino.

 

Candidi fiocchi

su quel trenino,

 

che girava e girava

davanti al camino;

 

che correva e correva

fra i sogni d’un bambino.

 

Candidi fiocchi

su lontani ricordi;

 

i ricordi d’un bambino,

che talvolta ritorna;

mi torna vicino.

 

 


Giovanni Du Jardin, è un imprenditore in pensione che abita a Osio di Sotto (BG)


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