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BESLAN
Nella scuola s-brecciata l’incubo d’orrore raggruma fiumi di sangue rosso e di gialla orina, colati crudi dentro la plastica nera dell’ olocausto blasfemo.
Silenzio bianco di gemiti spegne la rabbia livida di fanciulli madri padri dannati e ribelli a giusto nome d’innocenza e di sete vuota di misericordia.
Senza lacrime senza luce senza cielo nella stermina-ta polvere cinerea urlano tutt’insieme l’atroce invettiva- disperazione “Perdio, perdio, che ne faremo di dio, di dio terrorista per strage d’innocenti?”.
Ma altra voce dis-umana irride infuria ostile “Se dio con noi, chi contro di noi?”.
Ora il clamore osceno angoscia d’apocalisse ostinata i giorni sacrileghi muti di lutto senza perdono.
Forse per l’uomo non sta più scritto da nessuna parte di giudicare la pianta dai frutti.
LINEE DI DESTINO
Colpo empio su colpo empio il maleficio arcano di Medea e degli Atridi si perpetua spietato e non sazio lungo il caos degli evi si profonde accanito d’orrore per noi sgomenti scientisti - teisti su lignaggi e stirpi certo baciate dagli dei ma nella sorte tutte del pari inermi.
Giù giù, né Svevi o Ezzelini né Manzoni o Wittgenstein né Kennedy o Agnelli pur consapevoli d’ogni novella sorta d’impetrazione esorcista scongiurano più della deprecazione vana di Cassandra a riprova che tempo scienza rito spazio fede prudenza egualmente d’un colpo insani e pagani.
Le tue lacrime, stolta Niobe, non asciugano il nostro tempus lugendi né detergono l’occhio né sollevano il velo che offusca la mente né rasserenano la risposta della vita breve che non vivremmo senza amore e che non viviamo senza sogno.
Pellegrini e stranieri
Pellegrini e stranieri secondo il mirabile tuo ossimoro, Marguerite, tutte le poete e i poeti di ogni arte e parte invero inseguono da sempre i segni-sogni della vita e un poco li svelano e li contemplano e li toccano. Infine li cantano, propriamente per te e per noi.
Qualcuno di loro viene eletto lirico fra tanti a nostra arbitraria passione : per dire, Saffo e Alceo dalla cerulea Lesbo, l’Anonimo del Cantico, Lucrezio veggente e il Paolo dell’inno all’amore al pari di Catullo; quindi il pallido Francesco e Foscolo magnanimo, l’equoreo Hoelderlin e Charles degli effimeri fiori fra i quali vive anche Emily. E appello ancora Rilke Rainer Maria,
Eliot Thomas, Neruda Pablo Montale Eugenio fino a Brodskji Josef e a Turoldo Davide e solo per il momento…
Io davvero non c’entro e tuttavia resto assente e presente insieme, per grazia indiscreta pellegrino e straniero assorto nel puro e semplice silenzio complice delle tenere infinite aspettazioni…
Floriano Graziati, laureato in giurisprudenza, docente di materie giuridiche ed economiche, preside di Istituti superiori e di liceii
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