Floriano Graziati

                          

    

 

 

 

 

  

BESLAN

 

Nella scuola  s-brecciata

l’incubo d’orrore raggruma

fiumi di sangue rosso 

e di gialla orina,

colati crudi

dentro la plastica  nera

dell’ olocausto blasfemo.

 

Silenzio bianco di gemiti

spegne  la rabbia livida

di fanciulli madri padri

dannati e ribelli

a giusto nome d’innocenza

e di sete vuota di misericordia.

 

Senza  lacrime

senza luce

senza cielo

nella stermina-ta polvere cinerea

urlano tutt’insieme

l’atroce invettiva- disperazione

“Perdio, perdio,

che ne faremo di  dio,

di dio terrorista

per strage d’innocenti?”.

 

Ma altra voce dis-umana

irride  infuria ostile

“Se dio con noi,

chi contro di noi?”.

 

Ora il clamore osceno 

angoscia d’apocalisse ostinata

i giorni  sacrileghi muti

di lutto senza perdono.

 

Forse per l’uomo

non sta più scritto da nessuna parte

di giudicare la pianta dai frutti.

 

 

 

LINEE DI DESTINO

 

Colpo empio  su colpo empio

il maleficio arcano

di Medea e degli Atridi

si perpetua spietato e non sazio

lungo il caos degli evi

si profonde accanito d’orrore

per noi sgomenti scientisti - teisti

su  lignaggi e stirpi

certo  baciate dagli dei ma

nella sorte tutte del pari inermi.

 

Giù giù, né Svevi o Ezzelini

né Manzoni o Wittgenstein 

né Kennedy o Agnelli

pur  consapevoli 

d’ogni novella sorta d’impetrazione  esorcista

scongiurano più  della deprecazione vana di Cassandra

a riprova  che  tempo  scienza rito

spazio fede prudenza

egualmente d’un colpo insani e pagani.

 

Le tue lacrime, stolta Niobe,

non asciugano il nostro tempus lugendi

né detergono l’occhio

né sollevano il velo che offusca la mente

né rasserenano la risposta della vita breve

che non vivremmo senza amore

e che non viviamo senza sogno.

 

 

 

Pellegrini  e  stranieri

 

Pellegrini e stranieri

secondo  il mirabile tuo ossimoro,

Marguerite,

tutte le poete e i poeti

di ogni arte e parte invero

inseguono  da sempre i segni-sogni della vita

e un poco li svelano  e li contemplano e li toccano.

Infine  li cantano,

propriamente per te e per noi.

 

Qualcuno  di loro

viene eletto lirico fra tanti 

a nostra arbitraria passione : 

per dire, Saffo e Alceo dalla cerulea  Lesbo,

l’Anonimo del Cantico,  Lucrezio veggente e

il Paolo dell’inno all’amore al pari di Catullo;

quindi il pallido Francesco e  Foscolo magnanimo, 

l’equoreo Hoelderlin e   Charles   degli effimeri  fiori

fra i quali vive anche Emily.

E  appello ancora Rilke Rainer Maria,

Eliot Thomas,  Neruda Pablo

Montale Eugenio fino a Brodskji Josef e a Turoldo Davide

e solo per il momento…

 

Io davvero non c’entro

e tuttavia resto assente e presente insieme,

per grazia indiscreta  pellegrino e straniero

assorto  nel puro e semplice silenzio

complice delle tenere infinite aspettazioni…

 

 


Floriano Graziati, laureato in giurisprudenza, docente di materie giuridiche ed economiche, preside di Istituti superiori e di liceii 


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