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Neve d’aprile
Edere? stelle
imperfette? cuori obliqui?
Dove
portavano, quali messaggi
accennavano,lievi?
Vittorio Sereni
E poi farla finita con il dolore,
le distanze…
Sul tavolo
confusione di conti insoluti, fogli
d’appunti e scadenze
(illogico sentirmi a credito?)
una penna che non scrive, un vaso
senza rose, una crema per le rughe
(riavvolgere la vita addietro,
fermarla in un nido?)
un libro di Hesse
e la frase in copertina:
Io credo che la vita abbia un senso.
Fuori il vento di aprile
scrolla i platani del viale, qui
nessuno viene…
solo tu che parli e carezzi il cane
e io che non sento.
Tutto si distanzia. Ascolto il vento.
Dimmi della neve.
*****
A che
fine vogliamo musiche
se non c’è
niente da cantare.
Josè
Hierro
Resta ancora qualcosa
da spendere nella sera
qualche parola nell’aria
come petali leggeri di mandorli
nel vento, a dire la pena
di una vita sprecata
negli intendimenti distorti,
in parole come sassi
per un lieve corrugarsi e chiudersi d’acque
e poi il silenzio, questo spazio
nevoso dell’anima.
E guardo i tetti bui distesi nella sera
come i miei pensieri, gocce
dalle gronde erose le parole
a nominare il sonno
la cenere sui colori
infradiciati dalla pioggia
il passaggio alto delle nuvole questo vivere infranti.
*****
Vengono come fumi di alberi, hanno
la stessa inconsistenza delle nuvole.
Sono passata attraverso loro
per essere quella che sono.
A volte mi sbarrano la strada, d’improvviso
e vorrebbero camminarmi a fianco, così
mi costringono a un percorso altro
perché è insostenibile il loro peso
il loro grido senza bocca.
Vorrebbero da me quello che ho perduto
come se potessi tramutare
il loro buio in luce.
E mi inquieta la loro ostinazione
questa smania di tornare
e mi dico che dovrebbero rassegnarsi
al sonno, lasciare che li copra
la neve, la neve, la neve.
Liliana Zinetti, bergamasca, ex artigiana attualmente casalinga
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